Ridateci le storie di Ken

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Ken Loach è stato espulso dal Labour, il partito che dovrebbe incarnare la sinistra inglese. Un partito però che troppo spesso, come i democratici statunitensi, cerca un consenso al centro in modo talmente plateale da far pensare a molti che essere di sinistra a quel modo sia quasi inutile.

Ken Loach è una leggenda. Non solo per la sinistra inglese, ma per tutta Europa. Regista eclettico e militante, ci ha regalato film commoventi e crudeli come “La canzone di Carla”. (vedi il trailer qui sotto)


O pellicole tristemente realiste, dolorose e polverose come “Tierra y libertad”. (vedi il trailer qui sotto)

Ken, figlio di operai, non solo non dimenticò mai da dove veniva, ma utilizzò il suo talento cinematografico per ricordare alla sinistra di tutto il mondo quali erano e sono le sue radici. Perché anche se vogliamo essere moderati, non possiamo che parteggiare per Carla e i suoi guerriglieri sandinisti o commuoverci di fronte ai volontari di Spagna che cantano l’internazionale sulla tomba dell’amico caduto. (guarda qui sotto)


“La dirigenza del Labour ha deciso che non sono all’altezza di essere membro del partito, visto che non critico coloro già espulsi. Invece, sono fiero di essere dalla parte di amici e compagni vittime di questa purga. È in corso una caccia alle streghe, Starmer e la sua combriccola non guideranno mai un partito della gente. Noi siamo molti, loro sono pochi.”

Ha scritto Loach su twitter, parafrasando una delle scene più famose di Tierra y libertad, dopo essere stato cacciato dal nuovo leader Labour, Sir Keir Starmer, un moderato che ha sostituito il più focoso e profilato Geremy Corbin alla guida del partito.

In effetti, Starmer sta cercando di “ripulire” il partito di quelle frange, correnti e associazioni più radicali che avevano sostenuto il dimissionario Corbyn. E così la sinistra inglese, dimostra che nei decenni nulla è cambiato e che come nella guerra di Spagna narrata da Ken Loach, gli ammazzamenti al suo interno a volte sono il vero vantaggio della destra.

Far fuori Ken Loach è un gesto temerario e un po’ folle. Il regista britannico, amato da tutta la sinistra europea, è un osso duro e rischia di finire per traverso al nuovo leader Labour.

Per noi risulta impensabile emarginare un personaggio che nel bene e nel male, in decenni di lavoro, ha commosso e ridato a volte speranza a una sinistra spesso massacrata da leader come Tony Blair, il primo ministro che ci ha fato chiedere a cosa serve essere di sinistra quando si praticano politiche di destra. Un problema marcatamente sentito anche fra i democratici statunitensi che si ritrovano spesso a voler emarginare i molto più agguerriti e coraggiosi socialisti americani.

Ken Loach ci ha raccontato guerre e disagio, tristezza, disperazione ma anche speranza. E di questo vive la sinistra, che a volte si stanca del pragmatismo politico e vorrebbe sentire palpitare di nuovo quel cuore che batteva sulle montagne della sierra spagnola o nelle boscaglie del Nicaragua. Perché quelle sono le lotte che abbiamo fatto e che farà ancora, che hanno segnato generazioni di socialisti, di comunisti e di anarchici e che hanno forgiato l’esistenza di milioni di persone. Persone che pur se si sono uccise tra loro, hanno trovato e trovano sempre dei terreni comuni per cui battersi. 

Non si può ridurre sempre tutto ad opportunismo politico, a volte la follia è necessaria per liberare le anime dei loro pesi, perché volare è meraviglioso anche se, a volte, finiamo per schiantarci al suolo.

Non siamo così addentro alla politica britannica da poter valutare la portata di questa epurazione. Di una cosa però abbiamo una ragionevole certezza, la sinistra è con Ken e con le sue storie di dolore e rivoluzione. 

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