Salta fuor lupo “Problematisch” dal Bosco

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Grazie alla “soffiata” di un “whistleblower”, un traduttore originario di una valle italofona, siamo in grado di rivelare in esclusiva un progetto decisamente “osé” del Dipartimento Federale dell’Ambiente (BAFU) nel tentativo di risolvere il caso del lupo grigionese sempre più aggressivo, che il governo retico ha chiesto di poter abbattere.

Di recente si è avvicinato per ben due volte a meno di 10 metri da una pastora. Nel secondo caso ha addirittura aggredito il suo cane. 

L’esperto cantonale Adrian Arquint ha definito il comportamento della bestia, presumibilmente del branco di Beverin (lupus Beverinis),  “schweizerweit neu”, mai visto su suolo elvetico.

Va detto che, eliminato l’orso poschiavino arrivato a rubare il miele a 150 metri dall’Ospedale e a 300 metri dal nucleo storico del borgo, e poi, in escursione turistica, sino al paesello di Miralago, il problema della convivenza fra uomo e animale si ripropone. Il lupo ha riacceso il dibattito.

Non solo sbrana caprette e agnellini, ma pure i loro robusti genitori, dimostrando di essere a volte un vero “gourmand” visto che attacca e sbudella pure asinelli e vitellini nell’indifferenza dei suoi sostenitori che non mostrano la minima pietà per simili animali: “è la natura del lupo” dicono.

Appunto: che fare? Di San Francesco, che a Gubbio ha trasformato un ferocissimo lupo in docile animale domestico, ce n’è stato uno solo, e tanto tempo fa. Il Santo aveva proposto un “gentlemen’s agreement” accettato dalla bestia: “io non sbrano più nessuno, ma di porta in porta, a turno, la gente mi dovrà sfamare come si sfama un cagnolino”. E così fu.

Ma ora la Svizzera, ed è una “prima” mondiale, ha preparato un progetto che salva letteralmente capra a e cavoli.

È in fase avanzata la realizzazione di un centro per la rieducazione di lupi problematici (problematische Wölfe).

Se vengono “recuperati” giovani decisamente difficili, perché non ripetere l’impresa con gli animali? 

Si tratta di educare il lupo ad essere più socievole e a rispettare le regole: non avvicinarsi a meno di 10 metri dagli umani, e accontentarsi di poche prede sull’arco di un anno.

Come? Ecco nel dettaglio il progetto di cui gas.social è venuto a conoscenza:

  1. Un gruppo di pecorelle e di caprette viene fatto sfilare 4 volte al giorno a 15 metri di distanza dal lupo, dietro una siepe di 35 centimetri: ogni qualvolta, seguendo il suo istinto, l’animale tenta di superarla per aggredire il gregge, viene colpito dallo stesso Arquint, (lo tiene a guinzaglio) fra naso e occhi con un nodoso bastone di rovere della Slavonia.

2. La seconda siepe è posta a 10 metri da pastore e pastori, deputati a transitare a loro volta 4 volte al giorno. Se il lupo supera la soglia stabilita dal BAFU, arrivato a metri 9 e 50 dagli umani, viene investito da un potente getto di acqua mischiata ad una sostanza chimica urticante e pruriginosa che ha un effetto di circa 3 ore, nelle quali il lupo, disperato, si rotola nella polvere e nell’erba come un cane.

  1. Il terzo punto, contrariamente ai primi due classificati “confidenziali”, per la sua delicatezza (ne converrete…) è “top secret”, perché in caso di fallimento, potrebbe mettere in cattiva luce il BAFU. Si tratta di abituare il lupo a un altro regime alimentare:

Ore O6.30: colazione con ovomaltina,  yogurt e torta di noci grigionese (Bündner Nusstorte).

Ore 12.30: pranzo con tofu e verdure ( spinaci, trevisana e rucola) saltate in agrodolce. 

Nei giorni dispari spaghetto aglio olio e peperoncino. Crème caramel e latte di cocco.

Ore 18.30: frugale cena a due con il maiale:  brodaglia ortica/ cavolo/ verza.

In caso di buon comportamento, una volta la settimana, permanendo la colazione invariata in onore del Cantone che lo ospita, a pranzo è servita un’insalata di polpo e patate novelle, la sera, un risotto con pesce persico burro e salvia. 

Unico dubbio, dopo consultazione con un famoso nutrizionista, il vino. È stato deciso di negarlo: niente scuse. Il lupo potrebbe continuare a uccidere oltre il tollerato (una capretta o un agnello a turno ogni 4 mesi) e appellarsi a uno psichiatra in cerca di una “scemata responsabilità”.

Il progetto elvetico, che non mancherà di suscitare un certo interesse, è chiaro: rendere obsoleta (verjährt) una famosa canzone popolare trentina:

“E la su, su la montagna/ gh’era su na pastorela/ pascolava i suoi caprin su/ l’erba fresca e bela.

E di lì passò un signore/ e ‘l ghe diss; oi pastorela/ varda ben che i tuoi caprin/ lupo non se li piglia.

Salta fuor lupo dal bosco/ con la faccia nera nera/ l’ha magna ‘l più bel caprin/ che la pastora aveva./          

Sprang der Wolf bös aus dem Wald/ frass der Wirtin ihr Zicklein./ Der schönste? Ist mir egal: solch ein Tier/ betrachte ich, hungrig, als mein.)

A queste parole (se ho fame il tuo bel capretto è mio) la pastora –

“si mise a piangere/ e piangeva tanto forte/ al veder il bel caprin/ vederlo andare a morte”/.

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