Un gioco…per fascisti

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Avrete già sentito di discorsi secondo cui i videogiochi causino insensibilità e comportamenti violenti. Tutto ampiamente screditato, ma pare il problema non fosse proprio quello. I risultati di una nuova ricerca aprono gli occhi sulla presenza dell’estrema destra nella comunità videoludica.

Un’investigazione condotta dall’Institute for Strategic Dialogue, principale think-tank americano volto alla lotta all’estremismo, odio e disinformazione, ha rilevato un “esteso e ben stabilito” network di comunità di estrema destra attraverso molteplici spazi informatici. Tutti o quasi legate al mondo dei videogiochi: da siti di livestreaming a piattaforme come Steam. 

Finora non ci si è mai preoccupati di questa eventualità. Un po’ perché quello di internet è un mondo che la politica ignora volentieri, un po’ perché le varie piattaforme promettevano e promettono di moderare severamente i contenuti pubblicati. Ma le avvisaglie ci sono state, come nel caso dello scandalo nominato “Gamergate”. Si trattò di una sistematica campagna (apparentemente non organizzata) di molestie verbali e non, condotte verso giornaliste o produttrici, con l’intento di “combattere” il progressismo sociale legato alle donne che stava appena iniziando a farsi strada in questo mondo tipicamente maschile. 

Ai tempi (si parla di tardo 2013) alcune voci tentarono di mettere in guardia la società. Gli obiettivi di questa campagna erano affini agli ideali della nuova destra, e l’organizzazione era avvenuta su forum e pagine ben nascoste nella moltitudine di contenuti sul web. Ci fu scarsa risposta, soprattutto dal momento che varie piattaforme e siti giurarono e spergiurarono di avere politiche di tolleranza zero nei confronti di contenuti che potessero incitare all’odio. 

Lo studio svolto dall’ISD ha preso in analisi centinaia di comunità localizzate sulle quattro piattaforme più utilizzate dai “gamers” – TwitchTv, Steam, Discord e DLive.

Sebbene l’interconnessione dei gruppi all’interno della piattaforma vari da caso a caso, sono stati rilevati molteplici spazi con collegamenti diretti a gruppi militanti di estrema destra. In particolare su Steam, un programma dove si possono acquistare giochi e che fornisce l’infrastruttura per discuterne e connettersi alla rete per giocare in multigiocatore. Due degli esempi forniti vantavano rapporti con il Movimento di Resistenza Nordico (colpevole di due attacchi dinamitardi a Gothenburg nel 2016 e 2017) e alla Divisione Misantropa, un gruppo terrorista neonazista russo attivo anche in Germania, Ucraina, Baltico e Regno Unito. Alcune di queste comunità risultano attive dal 2016, cosa che secondo Jacob Davey (direttore della ricerca) “mostra come questi movimenti non siano solo presenti, ma ben piantati e liberi di mettere radici”. 

I ricercatori di ISD hanno anche tentato di spiegare il fenomeno, ma la difficoltà nel raccogliere interviste presso degli estremisti su internet ha reso il compito arduo. Vengono segnalati due fattori principali:

Il primo è che su queste piattaforme si aggira un pubblico giovane, impressionabile, e propenso a usare il web come “via di fuga”. Si ritiene che giovani e giovanissimi, oltre ad essere appunto impressionabili, possano trovare un senso di appartenenza e valore in quel tipo di gruppi. Ragazzi che magari faticano dal punto di vista sociale possono trovarsi in uno spazio in cui gli viene detto di essere parte della razza suprema, di avere un sacro dovere di difendere la civiltà occidentale da islam, femminismo, bolscevismo e qualsiasi altra paranoia destrorsa. 

Il secondo è che vi sono videogiochi in cui è relativamente facile mandare un certo tipo di messaggio senza “farsi beccare”. Il rapporto ISD nomina nello specifico alcuni titoli pubblicati dall’azienda Paradox Interactive. Questi giochi come “Hearts of Iron” o “Europa Universalis” sono conosciuti come “map games”, o giochi su mappa. Ambientati in diversi periodi storici (Seconda guerra mondiale per il primo, Medioevo e Rinascimento per il secondo, ma ve ne sono una moltitudine) questi giochi permettono al giocatore di impersonare un leader o una nazione e pilotarla attraverso gli anni o i secoli in un mondo che riproduce fedelmente eventi reali. 

Questo offre la possibilità di influenzare il corso della Storia in modi… diciamo apprezzabili per l’estrema destra. Che sia portare Hitler a una vittoria nella guerra o estirpare l’islam dalla terra santa a suon di crociate, è facile per un “malintenzionato” postare una foto dei suoi risultati nel gioco e cercare nei commenti qualcuno che sia reccettivo al messaggio. 

A questo fine sono nati anche una serie di “dogwhistles” – “fischietti per cani” in italiano. Ovvero, parole o espressioni specifiche che non dicono nulla all’utente medio, ma che permettono a due persone attive in certe aree politiche di riconoscersi. Un esempio è la frase “remove kebab” (“rimuovere il kebab”), apparentemente ridicola e senza senso, ha le sue radici nelle guerre combattute per scacciare gli ottomani dai Balcani. Oggi viene usata universalmente in referenza a ogni tipo di conflitto contro gruppi o paesi musulmani per segnalare una certa linea politica a riguardo. 

Questo è un esempio, di migliaia raccolti. Sarebbe facile pensare al fenomeno come composto soprattutto da adulti che si nascondono, ma la realtà è che vi è un preciso e calcolato piano per avvicinare la gioventù. Così come la destra sta vincendo la guerra dei meme, potrebbe apprestarsi a vincere anche la guerra per il mondo dei videogiochi. E le avvisaglie sono già presenti, per chi se ne intende. Interminabili polemiche per ogni titolo che fornisce un’opzione “altro” oltre a “uomo” e “donna”, accuse di essere “troppo politico” a ogni gioco che contenga un protagonista donna, lo sdoganamento di insulti su base razziale ad altri giocatori… Se c’è una cosa che la destra capisce, è come muoversi non vista attraverso la cultura mainstream. Forse un giorno ci “svecchieremo” anche noi, possibilmente prima che sia troppo tardi. 

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