Uno spettro si aggira sulla Russia

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Se avete la mia età o giù di lì, probabilmente siete cresciuti pensando che sui giornali “Putin” e “Russia” fossero termini pressoché intercambiabili. Il tarchiato presidente russo ha tenuto le redini del paese per decenni, grazie a un misto di convenienti incidenti e opposizione controllata. Ma il sistema inizia a vacillare con l’avvicinarsi delle elezioni parlamentari del prossimo 19 settembre.

L’egemonia del partito “Russia unita”, che Putin ha abbandonato ma che ancora dirige, sta iniziando a sfaldarsi. Rapidamente. Dopo l’umiliazione subita alle elezioni comunali di Mosca, in cui ben stabiliti ufficiali di partito hanno perso a fronte di vari senzanome e candidati tecnici, c’è stata una gran penuria di buone notizie. Risultati simili si sono verificati in molte altre municipalità, e il tasso di approvazione di Putin sta lentamente scivolando verso il basso.

Stando alle parole di Meduza, un autorevole media indipendente russo, l’obbiettivo primario del partito sarebbe ottenere la supermaggioranza necessaria a permettere  a Putin di fare un po’ quel che vuole (come sempre, peraltro). Il che significherebbe vincere almeno 300 seggi su 450 alla Duma. Questa decisione segnala un marcato cambio di strategia politica ai vertici del partito.

Finora, il piano era di diluire il voto di protesta in una multitudine di “partitini”, assicurandosi che il volere di Putin venisse comunque realizzato attraverso una supermaggioranza formata da partiti “amici” nella Duma. La volontà di ottenere questa supermaggioranza da soli è stata analizzata nello stesso modo dalla maggior parte degli esperti: Putin non è più sicuro di poter controllare l’opposizione. Inoltre, si spera anche di ottenere gran risultati in modo da presentarsi ai negoziati con Joe Biden brandendo un ampio sostegno popolare. 

Nonostante i vari brogli e trucchetti di cui Russia Unita è stata capace negli anni, questo risultato sembra irraggiungibile. Ai sondaggi, il partito di Putin ottiene a malapena il 30% in calo. E a guidare l’opposizione, una vecchia fiamma del popolo russo.

Il partito comunista della Federazione russa, retto da Gennady Zyuganov, è da molto tempo il secondo partito in Russia. Tuttavia, finora era largamente considerato come fiancheggiatore di Russia Unita, parte di quel sistema di opposizione controllata di cui parlavamo prima. Ma anche questo sta cambiando.

Il partito ha saputo raccogliere almeno parte della rabbia dovuta alla malagestione dell’epidemia di Covid-19 e all’innalzamento dell’età pensionabile voluta da Putin. Il partito sta riacquisendo forza e coraggio,- soprattutto grazie all’influsso di numerosi giovani più o meno radicali – che ha cambiato l’immagine del partito precedentemente riassunta in “socialdemocratici, boomer nostalgici dell’URSS, e una minoranza di marxisti”. Molti grossi nomi del partito hanno perso il posto a scapito di giovani candidati più motivati e/o radicali, e numerose persone brandenti bandiere con falce e martello hanno marciato con il farabutto Navalny in funzione anti-Putin. I leader comunisti hanno anche minacciato manifestazioni non autorizzate, una chiara provocazione a Putin e un messaggio: non abbiamo più paura di te. 

I numeri del PCFR stanno salendo lentamente ma costantemente, grazie anche alla strategia del “voto utile d’opposizione” sostenuta anche dallo stesso Navalny – che stando ai dati, sta donando molti consensi al partito comunista.

L’obbiettivo dei comunisti russi non è certo quello di reinstaurare l’Unione Sovietica. Stando a Zyuganov, “la Russia ha esaurito la sua quota di rivoluzioni”. L’obbiettivo è di ottenere un risultato tale da assicurare la perdita della maggioranza a Putin, in modo da impedirgli di estendersi nuovamente il numero di mandati possibili nel 2024.

Secondo numerosi analisti interpellati (tra gli altri, il Washington Post), enormi proteste in Russia sono attese per il 2024, data appunto in cui Putin probabilmente tenterebbe di ottenere un altro mandato in violazione dei termini stabiliti dalla costituzione. Ma queste elezioni, soprattutto se Russia Unita dovesse decidere di non mollare e quindi influenzare il risultato del voto, potrebbero spostare l’orologio avanti. Con la fine del dominio di Putin e dei suoi scagnozzi politici, la Russia potrebbe essere in procinto di affacciarsi a una nuova era, in un momento critico per la politica mondiale.

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