3 settembre: giornata della solitudine

Pubblicità

Di

Non saprei se quel qualcuno che ha proposto di celebrare la giornata mondiale della solitudine si sia parzialmente ispirato alla paradossale e surreale riflessione del magico Leo Longanesi “Sono talmente solo che lo specchio non mi riflette più” o piuttosto sia partito dalla lungimirante provocazione di Anton Cechov “Se avete paura della solitudine, non sposatevi”.

Resta il fatto che questo mondo ospita un’incredibile quantità di persone raminghe poiché questa condizione è un sentimento umano diffusissimo, generato da scelte spesso libere, a volte imposto da vicende autobiografiche che ti dissezionano dal brulichio della moltitudine, non raramente provocato da situazioni di ostracismo o di indifferenza totale manifestata platealmente dall’altra porzione di esseri di indole invasiva o socializzante, da quella fetta di estroversi e di gioviali seriali che quando si imbattono in un essere riservato, percepiscono  un fastidio abnorme.

Quando sbatte il corpaccione come una balenottera azzurra,  la solitudine è spesso una gran brutta bestia da pelare, una patologia avversa e annodata che soffia a pieni polmoni nella vocazione dello “stare soli” , privilegiando un’esistenza quasi alla macchia contrapposta al timore di quel fenomeno aggregante identificabile attorno alle mille sfumature della frequentazione.

Nella stragrande maggioranza delle opinioni, la solitudine ha assunto certamente una classificazione negativa e il convincimento dei più, si macera nel convincimento che lo stare appartati generi ondate di malinconia, di dilagante tristezza e di episodica depressione.

Penso istintivamente alle emblematiche opere di Hopper, il grande pittore della solitudine americana, il cantore del sentimento senza interlocuzione che si espande in interni abitati da pochi personaggi, le cui posizioni e le cui espressioni rappresentano un fenomenale manifesto dell’isolamento e della segregazione. 

Ma nella realtà di ogni giorno, un’analisi più equilibrata di certi “rannicchiarsi nella dissolvenza”, offre lo scorcio di una condizione a volte quasi privilegiata, lasciando intuire uno stato d’essere di armoniosa autosufficienza, che non ha alcun bisogno di dipendere, per conservare il suo smalto, da nulla e da nessuno.

Aristotele, che parecchio soffriva l’invadenza dei caciaroni, era solito affermare che l’uomo solitario è un Dio e Plinio sosteneva che il non parlare con altri ma unicamente con se stesso o con i propri libri, rappresentasse un modo di vivere piacevole, godurioso, amabile ed onesto.

Da parte mia, essendo totalmente incapace di solitudine e di segregazione volontaria, devo forse omologare una certa disarmonia che mi contraddistingue, abusando della necessità di dipendere dagli altri, con il ricorrente trastullo del compiacimento delle esternazioni di approvazione o di gratificazione del prossimo, presumibilmente non sempre sincero.

Uno scorbutico psicologo, noto nel mondo medico come “L’eremita scontroso”, ha confermato  nell’unica frastornante seduta che ho avuto la sfortuna di intrattenere con lui, la mia deplorevole condizione di superficiale buontempone che adora trascorrere il  tempo gonfiando a dismisura il suo senso dell’io .

E i reiterati suoi incitamenti verso la scalata di mistiche figure ramificatesi nella solitudine, non dissimili dagli esempi degli asceti taoisti, sono solo riusciti a implementare la mia scellerata propensione alla giovialità.

Giuro comunque di avere perseguito la via della redenzione ascoltando e riascoltando gran parte del repertorio del prodigioso Paolo Conte, un artista sublime che ha saputo scrivere, in un fatidico attimo di distacco dalla folla, “Si nasce e si muore soli. Certo che in mezzo c’è un bel traffico.” 

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!