Brexit, il ridicolo paradosso

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I britannici, anni fa hanno votato, in una delle campagne di voto più sporche e pilotate della loro storia, per la Brexit. Oggi ci sono le code ai benzinai per la carenza di carburante.

Manca la benzina? No, fa ridere, ma non manca il carburante, manca chi la trasporta. Se l’Inghilterra ha fieramente schifato l’Europa con l’idea di gestire in proprio l’immigrazione buttando fuori tutti gli stranieri, oggi si confronta con un problema idiota che era prevedibilissimo: la mancanza di manodopera.

Che si somma ad altri problemi di cui avevamo già parlato a febbraio di quest’anno, poco dopo l’avvento effettivo della Brexit (leggi qui sotto)

Infatti Londra rassicura gli inglesi: la benzina c’è, mancano però circa 100’000 autisti di mezzi pesanti che la trasportino. E allora cosa tocca fare ai fieri inglesi? Quelli della Brexit dura e degli stranieri fuori a calci? Emettere 10’500 permessi speciali e temporanei a stranieri che vengano a togliergli le castagne dal fuoco.

Ha un non so che di patetico. Sarebbe come se Salvini ammettesse che senza i poveri senegalesi i pomodori non cascano da soli nelle cassette e non vanno al mercato.

L’idea della Brexit, (diciamolo chiaro ora che a bocce ferme ne possiamo vedere gli effetti) è stata una fesseria pantagruelica. Nel mondo di oggi, l’idea di vivere isolati, senza stranieri, senza ingerenze di altri paesi è folle. L’economia intrecciata e globalizzata non ci permette di vivere “da soli”. Le sirene dell’UDC e della lega, che fino a ieri facevano il tifo per la bianca Albione, oggi tacciono ignominiosamente, senza avere il coraggio di dire che sì, gli inglesi hanno sbagliato.

È una questione di logica. Non tanto di essere o no europeisti. È che l’Inghilterra nella UE c’era, ha seguito il suo percorso e ha creato interconnessioni difficili da eliminare in breve tempo. Intanto i britannici, colti dal panico, si ammassano alle stazioni di servizio per la paura di rimanere senza benzina. Inutili gli appelli di Boris Johnson alla calma, spergiurando che non c’è carenza di carburante. 

Nel frattempo, anche altri settori, come ad esempio quello dell’allevamento dei polli, sono in affanno per lo stesso motivo. 

Verrebbe da dire che i polli sono quelli fuori dalle gabbie e non quelli destinati a finire in padella, che grazie alla carenza di manodopera, magari guadagnano qualche giorno di vita in più.

L’Inghilterra non andrà probabilmente con le gambe per aria. Ma si è accorta che alla fine, non solo non c’è stato guadagno nell’agire di pancia, turlupinati da imbonitori come Nigel Farage, ma addirittura una serie di svantaggi che sono sotto gli occhi di tutti. Stare con l’Europa dava alla Gran Bretagna un peso diverso, e al saldo delle solite manfrine sulla cattiva Europa che detta le regole, la realtà è che l’Inghilterra quelle regole le faceva insieme agli altri. 

Oggi sono la benzina e i polli. Domani, saranno problemi diluiti a medio e lungo termine che faranno capire se il regno britannico, che ai tempi della regina Vittoria dominava mezzo mondo, avrà un futuro alla pari con l’Europa o sarà costretta a rincorrerla come un moccioso dietro una carrozza.

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