Ceruso massacrato sui social

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Bugie e nefandezze. Nando Ceruso, il patron del sindacato TiSin, che ha sede in Via monte Boglia 3 nella stessa via monte Boglia 3 dove hanno sede la Lega dei ticinesi e il Mattino della Domenica, con vicepresidente Sabrina Aldi (deputata lega in GC) e il membro del consiglio direttivo Boris Bignasca, si inalbera.

Chissà come mai noi, in totale malafede, abbiamo potuto pensare ci fosse una liaison tra la Lega e il sindacato TiSin. Che poi ce lo ha detto pure il Mattino: “Il sindacato TiSin è un’iniziativa privata. Tra i referenti ci sono due esponenti della Lega, ma TiSin non ha alcun legame con il Movimento.”

Giusto, nessun legame. Due anonimi esponenti leghisti, tra i quali il figlio dell’illuminato e compianto leader Giuliano Bignasca.

Come d’altronde il Mattino stesso non ha alcun legame con la Lega, lo hanno sempre detto Borradori, Gobbi e Zali quando il giornale li metteva in imbarazzo. Stanno nello stesso palazzo e bevono il caffè alla stessa macchinetta per puro caso, ma nessuno è responsabile o collegato a nessun altro. 

Eppure il nervosismo, soprattutto nell’articolo del Mattino, che cerca di scaricare tutta la colpa sugli altri sindacati cattivi, è palpabile. Lo si evince anche dai post sui social, sponsorizzati proprio dal sindacato TiSin e che riportano la difesa d’ufficio del presidentissimo Nando Ceruso, che intervistato dal domenicale del Corriere del Ticino, ha sparato a zero sugli altri sindacati avidi e cattivi. 

Se però i commenti al post sono la cartina di tornasole su come la pensano i ticinesi in merito un sindacato che vidima contratti collettivi di 16 fr l’ora, il giudizio è impietoso.

Sembra il massacro di Fort Apache. Eliminando battutacce e insulti, il pensiero è ben espresso da un’intervenuta:

“No , ha scelto di prostituirsi (Nando Ceruso NdR) al cospetto di Lega e compagni di merenda , firmando contratti da 2.400.— fr lordi al mese in Ticino. Sono passati i bei tempi dove Ceruso litigava con il dottore Pelloni e la direzione della Monteforno. Ha deciso di fare una fine ingloriosa , a 72 anni invece di insegnarci la saggezza ha deciso di prostituirsi ai piedi della Lega di Bignasca e Aldi per fregare il popolo che nel 2015 ha votato la legge sul salario minimo garantito . Povero Nando Ceruso , alla fine mi fai anche un po’ schifo.”

Per non parlare di chi, con Ceruso ci ha pure lavorato:

“Nando, che delusione! Dove sono finite le battaglie che abbiamo fatto assieme?”

O di chi ha lavorato nei sindacati per anni, come il co-presidente del PS Fabrizio Sirica, ex sindacalista UNIA:

“Vergognosi pseudo sindacalisti. Vergognatevi e basta. Ah, aspettiamo sempre le reazioni di Aldi e Bignasca.”

Una sessantina di commenti, sotto il post di TiSin, che non fanno nemmeno uno sconto di 5 centesimi a Ceruso, ritenuto un traditore asservito alla Lega e la Lega un partito che sfrutta i lavoratori (come peraltro ha sempre fatto Bignasca nelle sue aziende assumendo pigne di frontalieri).

A mettere una lapide sul sindacato TiSin, la testimonianza della dipendente di una delle aziende interessate dalla mirabolante azione sindacale di TiSin, che troviamo su TIO:

“Sono rimasta scioccata dalle dichiarazioni del Sig. Ceruso, sono assurde e false e non possono passare sotto traccia”

Anche perché Ceruso aveva dichiarato che gli operai avrebbero guadagnato di più e nessuno avrebbe perso un franco in busta paga.

“Non è vero, perché noi guadagnavamo 17.30 franchi all’ora e rimanere con quella remunerazione sarebbe già stato un successo. Invece con il nuovo CCL scendiamo al di sotto di quella cifra. A essere saliti sono eventualmente i contratti a termine, che come dice il nome stesso sono contatti a scadenza” – ma a fare indignare la donna, soprattutto la pretesa di Ceruso di essere stato in mezzo agli operai – “Il Signor Ceruso dovrebbe spiegare quale assemblea con le maestranze ha fatto, perché io non ho mai visto né lui, né l’assemblea (…) Abbiamo saputo il 1. settembre che il direttore si era incontrato con un sindacalista. Ma l’abbiamo visto in faccia solo il 7 settembre, quando in assemblea ci hanno “proposto” il contratto, già stampato e da firmare all’uscita. Altro che “ascoltare le preoccupazioni degli operai e trovare con loro delle soluzioni”. È assurdo”.

Noi ribadiamo ancora: che lo Stato e il parlamento correggano immediatamente questa stortura, che di per sé vanifica il voto popolare che in Ticino aveva chiesto un salario minimo. Se no sindacati da operetta come TiSin non faranno che degradare ancor di più un mercato già malmesso.

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