I calendarietti contro Pornhub

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Un’associazione distorta dell’erotismo sviluppata fin dall’adolescenza a causa di un consumo compulsivo e precoce di pornografia. Questo il risultato dell’accesso al web dei giovani. Una statistica dice che la pornografia, con l’asservimento della donna ad ogni desiderio maschile, porta, nel 70% dei casi a una mentalità sessista. Il 34% dei ragazzi ammette di aver fatto pressioni per avere prestazioni e il 17% di avere costretto la partner.

Per non parlare del revenge porn, visto che in quasi il 50% dei casi, il partner chiede foto osé alla compagna e spesso le condivide online o con gli amici. Insomma, quello che era un mondo nostalgico e semivelato solo qualche decina di anni fa, è diventata la giungla di carne e aggressività odierna.

Io mi ricordo ancora la generosa abitudine dei barbieri di una volta, di omaggiare i clienti con licenziosi calendarietti profumati, con la nappina color verde pisello, nei periodi delle varie festività, seminando il panico fra i beceri censori e i pretesi bigotti. Eravamo nei dorati anni ’60.

Nella bottega del barbiere si confondevano, in una oppiacea onda di svenimenti olfattivi, i profumi mielosi delle lozioni e il vaporizzato sfarfallio dell’acqua di Colonia.

Sulle mensole, contornanti un abnorme specchio leggermente deformante, facevano bella mostra pennelli di dimensioni varie, tondeggianti contenitori con tanto di peretta arancione, forbici, forbicette e forbicione, pettini con dentature più nere del corvo e rasoi affilati come le lingue delle allegre comari di Windsor.

E se l’Ermanno, il barbitonsore dalle stilettate facili, tendeva ad accanirsi nei confronti di chi cominciava ad accumulare un numero quasi esagerato d’anni, certo dimostrava una forte comprensione per un quattordicenne riccioluto e ben educato.

“Al fiòca in muntagna, eh” , infieriva sulla barba bianca del platonico e poetico contabile che decantava, ad ogni colpo di forbici, la fascinosa geografia di una non ben definita mora di Chironico, irraggiungibile al pari dell’isola che non c’è.

Di tanto in tanto, nel negozio fioccavano proverbi e sentenze , in una sorta di incruenta gara  che sciamava dagli archivi del dialetto: ” Pòch i dent, cavii d’argent”.

Sino alla dedica a quell’avventore malefico, appena uscito senza lasciare una larva di mancia:” La cativéria la ga passa da sòra di cavii” , intendendo che  la sua mediocrità gli sorvolava i capelli, senza colpire la sua coscienza.

E poi, finalmente, giungeva il magico momento.

Quasi sottobanco, schiacciandomi l’occhio, l’Ermanno mi allungava il canonico calendarietto che odorava di borotalco e di ardimentosi richiami: con uno sguardo da falco, da sfogliare paginetta dopo paginetta, investigando fra i patinati mezzi spogliarelli di ardite fanciulle dalle levigatissime schiene e dai glutei quasi scoperti, in un trionfo di seni troneggianti appena criptati da veli, messi lì come virtuali veti.

Donnine succinte, portatrici sane di una nudità finalmente esplicita, anche se non integrale.  

Che la trazione integrale sarebbe arrivata negli anni a venire , con la magnificenza della Marilyn , sulle copertine di Play Boy, a sussurrare la liceità e l’eternità delle pulsioni.

“Cosa indosso a letto? Due gocce di Chanel numero 5 “.

E bene sarebbe andata anche la versione delle cinque gocce di Chanel numero 2.

“Perché non indosso biancheria intima? Mi danno così fastidio quelle pieghine”. 

Impareggiabile invalicabile Marilyn, biondissimo mito che mai affonderà fra le pieghine del tempo!

Tornando al calendarietto del mio barbiere.

Nel corso di qualche settimana, la nappina si sfibrava, quasi a diventare un ectoplasma sfilacciato.

E le reiterate incursioni fra una bionda ammiccante, una bruna scosciante e una rossa spumeggiante finivano per provocare la preoccupante implosione dell’almanacco della sensualità.

La carta subiva gli assalti degli irrequieti polpastrelli e la polvere di talco si nebulizzava, nei vapori emanati dalle narici di un torello quattordicenne.

Quanto alla proliferazione delle occhiaie, il dettaglio non poteva certo sfuggire ai congiunti, che malinconicamente rassegnati e comunque simulando indifferenza , accettavano  di omologare un simil-panda nel rinnovato certificato di famiglia.

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