Il mostro Ida e l’Apocalisse

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Fa venire i brividi che Ida, come un memento mortale, nel suo arrivo sulle coste della Louisiana, ricalchi la data tragica dell’avvento della sua amica Katrina che, 16 anni fa, devastò le coste dell’ex colonia francese.

Questo luglio è stato il mese più caldo della storia della meteo. Alla faccia di quelli come Quadri che continuano ostinati come tartarughe della Galapagos a dire che da noi era freddo e pioveva e dunque il riscaldamento climatico non esiste. Ida, uragano di classe 5, è una delle peggiori tempeste degli ultimi 170 anni, e cioè da quando negli Stati Uniti si monitorano questi fenomeni a livello scientifico. (guarda il video)

I cajun e le genti del Bayou conoscono gli uragani. I discendenti dei coloni francesi e gli altri arrivati nei secoli successivi hanno imparato a conviverci, come con gli alligatori. Quelli che vorticano nel golfo del Messico come in un enorme catino. Secondo la scala Beaufort, un uragano è tale a partire dai 117 km/h di velocità e dopo gli 88 km/h un vento è già definito pericoloso. Ida è più del doppio, un mostro da 240 km/h. Una tempesta che non lascia nulla al suo passaggio e che alza onde di marea che creano inondazioni devastanti nelle zone costiere. 

Sedici anni fa, Katrina, insegnò alla gente della Louisiana che non si scherzava più con gli uragani, se mai ci aveva scherzato. Dighe, paratie e altri palliativi, costruiti dopo quel disastro costato quasi 2000 morti, dovrebbero mitigare la forza dell’uragano, che stando alle notizie fortunatamente ha perso potenza.

I dati meteo che arrivano fino al 1850 sono impietosi, e raccontano una storia di clima impazzito: il valore minimo di pressione registrato (935mbar) si è toccato solo in due casi: proprio Ida e Katrina, e sappiamo bene il perché. A parte il vento, il grosso rischio sono le ondate di marea. La bassa pressione tende a “risucchiare” l’acqua del mare a causa del vuoto di pressione che si genera al di sopra della superficie del mare e a questo si aggiunge l’azione del vento e la marea normale di questi giorni. Ai tempi di Katrina in effetti, i maggiori danni furono causati più dalle maree che dal vento. New Orleans è d’altronde una città costiera, nonché la più bassa della Louisiana, visto che è adagiata a due metri al di sotto del livello del mare, una condizione decisamente tragica in questo frangente.

Che il riscaldamento climatico sia alla causa di questi macelli è indubbio. L’aumento del calore dell’acqua crea maggiore energia, che viene convogliata in queste e normi tempeste. Solo potenza? No, anche frequenza. Ce ne siamo accorti anche noi quest’estate (sempre alla faccia di Quadri), con le numerose grandinate anomale che hanno colpito diverse zone del Ticino mitragliandolo di ghiaccio a ripetizione. (guarda il video)

Ora fortunatamente, l’appuntamento col disastro immane sembra scongiurato, Ida è stata declassata e si attende di sapere come si comporteranno le acque. Nel frattempo, un milione di persone sono senza corrente elettrica.

A noi non resta ormai che essere testimoni di cambiamenti che stupidamente abbiamo provocato, ignorando come bambini sciocchi tutti i segnali che da decenni ci avvisavano del disastro incombente. Non esistono sulla terra zone privilegiate, tutti siamo chiamati a pagare il pedaggio che un clima infuriato riversa su di noi. 

Cambiare non è più una questione economica, ma di sopravvivenza. E chi pensa che in Ticino in fondo non siamo messi male, ricordo la recente tempesta che, scesa dalla Verzasca e Vallemaggia, ha schiantato gli alberi sul piano di Magadino, devastato campeggi e scoperchiato un hangar all’aeroporto. Piccole cose in confronto a Katrina o Ida, certo, ma non preoccupatevi, date tempo al tempo, alla cassa presto saremo chiamati anche noi.

Se ieri i cavalieri dell’Apocalisse erano la guerra, la carestia, la peste e la morte, oggi sono stati sostituiti da vento, pioggia e grandine. Un mutamento che nemmeno Dio, se esiste, è in grado di fermare.

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