Il paese del massacro e del caprimulgo

Pubblicità

Di

Marzabotto è un paese dell’Appennino emiliano. Marzabotto è tristemente conosciuto per il massacro che i nazifascisti commisero il 29 settembre del 1944.  77 anni fa, in uno degli eccidi più vergognosi compiuti in Europa occidentale da tedeschi e fascisti, morirono 1830 persone: uomini, donne, bambini. 

Un’intera comunità fu stuprata, cancellata, distrutta. Anche coloro che sopravvissero, pochi, portarono con se per tutta la vita l’incubo mostruoso di un’azione orrenda e che rivelò per l’ennesima volta in quella guerra, la banalità del male.

“Marzabotto” in dialetto bolognese è il caprimulgo. Un uccello notturno che si mimetizza coi tronchi, difficile da scorgere. La leggenda vuole che il caprimulgo o succiacapre, sia uno psicopompo, ovvero uno di quelle creature che, secondo la tradizione, accompagnano le anime dei morti nell’aldilà.

Ne ha avuto di lavoro, il caprimulgo, in quel giorno di autunno di 77 anni fa.

Il tribunale di la Spezia, delle centinaia di soldati e ufficiali repubblichini e nazisti, condannò 17 persone all’ergastolo. 17 persone che non hanno mai pagato con un solo giorno di carcere.

Eppure quella sentenza del 2007, ha dato un po’ di requie alle anime di chi ha lottato per avere giustizia, soprattutto a Ferruccio Laffi, oggi 93enne, che perse 14 familiari in quella mattanza. Ferruccio, allora sedicenne, si trovò solo a seppellire i suoi cari.

Anni fa ho visitato il sacrario di Marzabotto. Quei nomi scritti sulla pietra, la loro età, la loro moltitudine soffocano chi entra. Le loro fotografie annichiliscono e fanno capire l’enormità della strage, avvenuta a poche centinaia di chilometri da casa nostra. Il silenzio ci è compagno li dentro, perché è impossibile proferire suono se non è sussurrato. Era gente di montagna quella di Marzabotto, come i nostri nonni. Il dialetto Bolognese è a noi facilmente comprensibile, perché le radici dei dialetti alpini che attraversano le cime sono simili. 

Gente come noi, semplice, dedita alla terra, che viveva tranquilla tra la raccolta del grano e la mazza del maiale. Gente felice, di famiglie grandi e calorose, famiglie ospitali dove un bicchiere di vino non mancava mai.

Li conosco gli emiliani, sono bella gente, buffa, grande e grossa. Gente piena di vita che ama la propria terra. Gente che quel giorno, ha visto piangere il suolo stesso su cui posava i piedi e che li ha accolti pietosamente.

Il padre di Ferruccio, fu ucciso per ultimo dai nazifascisti. Gli fecero assistere all’eccidio della sua famiglia, alcuni sparati, altri sventrati. Era rannicchiato, piccolo e nudo in un angolo del cortile. La cosa più mostruosa che si può pensare di fare a un essere umano, peggio della tortura, peggio della morte.

Quel giorno, su Marzabotto scese il male assoluto. Non frutto di menti demoniache, ma di tristi e semplici uomini.

Ecco perché il nazifascismo, quella mente da branco selvaggio senz’anima va combattuto. Va combattuto tra gli skinheads, nei gruppi della destra estrema, tra i complottardi di QAnon e in tutte quelle frange di persone ormai troppo perse nei propri deliri da capire più cosa sia l’umanità. Perché il nazifascismo non è un partito, è un’idea. Malata, crudele, priva di empatia. Una corrente umana che dovrebbe essere espulsa dal corpo come il pus di un’infezione. 

Lo dobbiamo ai contadini di Marzabotto, che come i nostri nonni sarchiavano i filari e ridevano insieme dividendo il pane sotto gli alberi nella pausa pranzo, guardando fieri e stanchi il lavoro che avevano fatto. La guerra è tra chi costruisce e chi distrugge, tra chi crea e chi annichilisce. 

Non dimentichiamoci mai di essere umani, nel senso più nobile e gentile che questo concetto comporta.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!