Il papà dell’esercito fantasma

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La notizia non ha trovato particolari enfatizzazioni ma vale forse la pena spendere qualche parola per Gilbert Seltzer, morto a 106 anni nel New Jersey, magistrale mago degli “effetti speciali” nel corso della seconda guerra mondiale.

Seltzer,  assegnato al 603° Genio Mimetico, fu uno dei più efficaci protagonisti di un unità alleata che gestiva la pluralità delle faccende di “inganno visivo”. 

Noto come architetto curatore di una infinità di progetti concepiti alla grande, comprendenti un’ arena  sportiva nello stato di New York e un memoriale della seconda guerra mondiale nel Battery Park di New York, Gil prestò la sua genialità nelle vesti di “prestigiatore bellico” , gabbando spesso le forze naziste, muovendosi con la rapidità del ghepardo che proietta ombre fugaci pedinando la preda.

Con il suo gruppo di 1100 soldati appartenenti alle Truppe Speciali, conosciuto come Ghost Army, il fulmineo depistatore era solito affrontare le operazioni di guerra come un gioco, un gioco maledettamente serio e pericoloso, sempre in bilico nella ragnatela di finzioni e di suggestioni propinate al nemico.

Nella gestione delle più svariate forme di illusione e dei paradossali accorgimenti in una sorta di sequenze da allucinazione, i componenti della Ghost ebbero l’inarrivabile capacità di confondere i tedeschi, sino allo smarrimento, ingenerando incertezze e scompiglio nell’esatta percezione delle dimensioni, delle posizioni e degli spostamenti delle forze americane.

Nella sua lunga e fruttuosa esistenza, il mitico Seltzer si è anche divertito a raccontare storie al limite della credibilità, quasi guasconate veramente accadute : “Utilizzavamo spesso carri armati di cartone o gonfiabili, lanciavamo effetti sonori ambigui e disorientanti, studiavamo trucchi radio e simulavamo indistinguibili movimenti di pattuglie. Ci spostavamo nei boschi nel cuore della notte attraversando furtivamente villaggi in Francia, Belgio e Germania.”

In una analisi condotta a posteriori, alti responsabili dell’esercito hanno affermato che ” Raramente, se non mai, c’è stato un gruppo di così pochi uomini che ha avuto una influenza così decisiva sull’esito di una grande campagna militare”.

Le strane manovre dell’esercito fantasma, fortemente complesse e drammaticamente rischiose pur tendendo in determinati frangenti al comico, centrarono più volte l’obbiettivo di allontanare e di sviare il fuoco della teutonica batteria verso l’effettivo bersaglio.

Vecchio birbante di un Gil, ora te ne sei veramente andato via, salutando la tua inarrivabile arte della doppiezza e dell’artificio.

Alcune trasfigurate azioni arzigogolate e mistificate hanno rasentato la ciurmeria, tessendo brogli a uso dei gonzi che amavano il passo dell’oca e ora rimangono, a imperitura memoria, le tue narrazioni che trasmettevano all’immaginazione il senso del tranello tramato sul confine dell’abisso, alle soglie della casa del diavolo: 

“Ad esempio, quando il fiume Reno è stato attraversato, siamo stati in grado di convincere l’esercito tedesco a radunarsi di fronte a noi, sparando contro di noi. E quando è stata fatta la traversata  vera e propria, a circa 20 miglia a nord, non c’è stata praticamente alcuna resistenza.”

Buon viaggio, architetto Seltzer e vedi di non creare eccessivo scompiglio fra le nubi, girovagando con il tuo autoblindo cartonato a seminare smarrimento fra i suonatori d’arpa.

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