La guerra di Bolsonaro contro i social

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Bolsonaro, il presidente del Brasile è un farabutto, sta alla farabuttaggine come il katchup alle patatine. Un’unione indissolubile, un connubio indispensabile per mantenere il potere.

Vero che i brasiliani lo hanno votato, come gli statunitensi hanno votato Trump. Entrambi i presidenti hanno però vinto facendo un distorto e massiccio uso dei social, utilizzando propagande invelenite, notizie false e trucchi vari.

Nel 2022, ci saranno le presidenziali brasiliane, che vedono già da ora in vantaggio l’ex presidente Lula da Silva, che nelle intenzioni di voto raggiungerebbe il 40% contro il 24 di Bolsonaro, perlomeno nei sondaggi di agosto. Ma addirittura, in caso di ballottaggio, il rilevamento prevede una vittoria di Lula con il 51% dei voti contro il 32% di Bolsonaro. (leggi qui sotto)

Questo significa solo una cosa: per Bolsonaro è necessario correre ai ripari, con l’unico sistema che conosce bene: la prevaricazione e la truffa.

Ecco perché l’attuale presidente dell’ultradestra religiosa brasiliana, misogino e omofobo, nemico delle popolazioni native e dei poveri ,che ha gestito il Covid in modo disastroso, si appresta a varare una nuova legge.(leggi qui sotto)

Una legge che gli permetta tutta la libertà di imperversare sui social. Social network che, in seguito a recenti studi delle università di New York e Grenoble, vedrebbero le famigerate “fake news” avere una diffusione di sei volte superiore alle notizie vere e certificate.

Bolsonaro, intende contrastare (a suo dire) “la cancellazione ingiustificata di account e contenuti da parte della piattaforme.” Il presidente è ovviamente in ansia per il giro di vite che le piattaforme social hanno messo in atto, soprattutto nel periodo Covid, per arginare le notizie false e fuorvianti. Inutile dire che nel mirino delle epurazioni, sono finiti spessissimo movimenti, profili o pagine legate all’estrema destra, che è quella che regge la coda a Bolsonaro.

Il presidente si era lamentato di quelle che lui riteneva “censure” in merito a post suoi o di suoi sostenitori, cancellati da alcune piattaforme.

Il decreto è stato emesso con effetto immediato, ma deve ancora essere ratificato dal parlamento. Alessandro Molon*, (mica l’ultimo pistola del parlamento), del partito socialista, oppositore di Bolsonaro e in prima linea per la difesa del territorio, ha detto quello che tutti sanno benissimo. Lo scopo di Bolsonaro non è: “… proteggere la libertà di espressione, ma quello di impedire che la disinformazione e l’incitamento all’odio che lui e i suoi sostenitori diffondono continuino a essere rimossi dalle piattaforme pubbliche”.

Un’ovvietà che va comunque sbandierata ai quattro venti. Nel frattempo, soprattutto Facebook si sta preparando allo scontro. Un portavoce della piattaforma social ha dichiarato: “Questa misura provvisoria limita in modo significativo la possibilità di limitare gli abusi sulle nostre piattaforme”, per poi ribadire che: “diversi specialisti e avvocati sostengono che la proposta di Bolsonaro violi diritti e garanzie costituzionali”.

Tutto ciò, mentre Bolsnaro e il suo staff, sono sotto accusa da parte della corte suprema con tra le altre, quella di aver diffuso informazioni false.

Il Brasile, un paese con 211 milioni d’abitanti, è un gigante nelle americhe. Il suo corso, simile a quello che gli USA si sono da poco lasciati alle spalle, fa ben sperare per le elezioni del 2022, sempre che la deriva antidemocratica di Bolsonaro, non superi quella di Trump, in un paese purtroppo avvezzo a dittature e a violenze delle autorità.

*Alessandro Lucciola Molon è un insegnante e membro del Partito Socialista Brasiliano (PSB) e attuale leader dell’opposizione alla Camera dei Deputati . È stato relatore della Carta dei diritti per Internet del Brasile ( Marco Civil da Internet ), garantendo la neutralità della rete, tutela della privacy e libertà di espressione online. È anche una delle figure di spicco della lotta alla corruzione: nel 2018 è stato riconosciuto dal Prêmio Congresso em Foco come il deputato che meglio combatte la corruzione e la criminalità organizzata. Nel 2017 e nel 2019 è stato scelto rispettivamente dalla giuria del premio e dai giornalisti come miglior deputato federale del Brasile.

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