La tempesta solare che non ti aspetti

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Dopo la spagnola nel 1919, eccoci nel 2019 con il Covid-19.  Ma tra le calamità che ciclicamente tornano puntuali proprio come le tasse, o peggio come la morte, non ci sono solo le pandemie. Guarda caso cent’anni è anche il tempo che solitamente intercorre tra una grossa tempesta solare e l’altra. E, stando a un recente studio, uno tsunami solare potrebbe distruggere Internet entro la fine del decennio. Esatto, ci potremmo ritrovare in un mondo senza internet dall’oggi al domani, sebbene tutto ormai ruoti attorno alle connessioni online. Così la domanda è: saremmo davvero pronti ad affrontare un avvenimento che, di colpo, ci catapulterebbe offline, in un mondo degno di un film catastrofico?

Una tempesta solare come quella verificatasi nell’agosto del 1859 potrebbe portare a un black-out totale di internet e delle comunicazioni via web. Un’ipotesi solo all’apparenza apocalittica, dato che la possibilità che accada davvero non è poi così improbabile. A dirlo è Sangeetha Abdu Jyothi, ricercatrice dell’Università della California. Secondo lei l’umanità dovrebbe fare di tutto per evitare l’avverarsi di un’apocalisse di internet. 

L’attività del Sole genera una nebbia di particelle elettromagnetiche note come vento solare. Ma durante una tempesta, le emissioni solari arrivano a generare un flusso di particelle elettromagnetiche ben più forte, con il rischio concreto di un’interruzione generalizzata delle comunicazioni a livello globale. Ecco perché pianificare le difese contro di essa sarebbe oggi la cosa più saggia da fare.

Del resto, la prima grande tempesta solare che siamo stati in grado di registrare, nota anche come evento di Carrington, si verificò negli Stati Uniti nel 1859 e causò notevoli problemi al telegrafo, tanto che, anche quando l’alimentazione di questo primo pionieristico mezzo di comunicazione era scollegata, risultava comunque esserci abbastanza corrente nel sistema per inviare messaggi. 

A Roma, nella notte tra il 28 e il 29 agosto di quell’anno, il cielo diventò chiaro, di un colore tra il rosa e il rosso, e comparvero delle lunghe strisce luminose, in pratica si verificò un’aurora boreale. Altre se ne registrarono ancor più vicine all’equatore. In Colombia, in Giamaica. Perfino a Cuba. Ogni volta i cavi elettrici dei telegrafi andarono a fuoco e tutti gli strumenti di rilevazione magnetica impazzirono.

E guarda caso, proprio a luglio, il sole, in un periodo di attività altrimenti relativamente calmo, ha avuto un guizzo inatteso, rendendosi protagonista di un’imponente eruzione. La più significativa degli ultimi quattro anni, al punto che in quei giorni sisono registrati numerosi blackout radio. Ma cosa sarebbe potuto accadere se la tempesta fosse stata come quella verificatasi nella seconda metà dell’Ottocento?

Determinare oggi i pericoli e i danni che una tempesta solare di quella portata potrebbe provocare è piuttosto complicato, poiché finora la Terra non aveva mai visto la presenza di un’infrastruttura come quella di internet attiva. Ma si stima che se una tempesta di quel tipo colpisse oggi gli Stati Uniti, la perdita di energia toccherebbe almeno venti milioni di persone sull’arco di due anni, con un costo di oltre 600 miliardi. Come al solito, anche in questo caso, non ci resta più così tanto tempo a disposizione, ma agendo ora potremmo di sicuro evitare di ritrovarci a dover gestire disastri economici mai visti prima e magari anche a goderci in pace qualche aurora boreale fuoriprogramma.

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