Lasciate riposare in pace Marco Borradori

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La morte di Marco Borradori è stata tutto fuorché la morte di Marco Borradori. Dall’annuncio della sua dipartita, alla veglia, fino all’ultimo saluto, la sua figura è stata utilizzata e strumentalizzata, da più parti, per mero opportunismo politico o per semplice voglia di emergere. Ultimo in ordine di apparizione, il Dottor Werner Nussbaumer che, durante la trasmissione di TeleTicino “Matrioska”, ha affermato che il sindaco di Lugano sia morto per colpa del vaccino.

Un tempo si diceva che le vie del Signore sono infinite. E non tiriamo in ballo questo proverbio da “uregiatt” per nulla. Infatti, mai avremmo immaginato di arrivare un giorno a prendere le difese di Marco Borradori né, tanto meno, di dare ragione a Filippo Lombardi, le cui idee distano anni luce dalle nostre.

Eppure eccoci qua, a dir basta al circo politico nato dopo la scomparsa del sindaco leghista, e a complimentarci col presidente ppdino dell’Hockey Club Ambrì-Piotta, che ha risposto chiaramente alle farneticazioni del medico del Luganese.

Lombardi: “Werner, tirati assieme!”

Lo scontro fra Lombardi e Nussbaumer è avvenuto durante l’ultima puntata di Matrioska, andata in onda martedì 7 settembre. I temi cardine della serata erano le vaccinazioni e il certificato Covid e, come ogni prodotto targato Bazzi&Leoni, non poteva mancare il contributo (polemico) di un medico controverso. E così, dopo Ostinelli, oramai sempre più stella cadente (leggi qui sotto), ora la palla passa a Nussbaumer, dottore famoso per le sue lotte in favore della cannabis e ora convinto sostenitore delle teorie no-vax.

E, in questa veste, il medico del Luganese ci entra bene, fra negazione dell’efficacia dei vaccini e teorie del complotto:“Il governo non ci comunica i reali numeri riguardo alla pandemia”.

Ma sono stati due in particolare i momenti che hanno fatto quasi sobbalzare Lombardi dalla sedia, in preda a un impeto d’ira. 

Nussbaumer, per dimostrare la sua tesi secondo il quale esisterebbero delle presunte vittime del vaccino, ha tirato in ballo anche il povero Borradori, affermando di aver “prove quasi certe” che egli si fosse immunizzato dieci giorni prima e che il vaccino sarebbe la causa del suo decesso. 

A quel punto Lombardi è esploso: “Non accetto che Borradori venga strumentalizzato in questo dibattito, era un amico molto caro! Non accetto che lo si utilizzi né per questo né per dire che è colpa dei Molinari se lui non c’è più. È morto perché è successo quello che è successo. Non strumentalizzatelo, né a destra né a sinistra”, precisando poi che in realtà Borradori si fosse vaccinato ben sei mesi prima dell’11 agosto.

Al che Nussbaumer ha risposto che era un amico molto caro anche per lui, e ha sostenuto che il sindaco sarebbe stato contrario alla vaccinazione ma che l’avrebbe fatta solo per poter partecipare alla maratona di New York. 

Fatti questi però che non trovano riscontro da nessuna parte. Non ci sono interviste o documenti che dimostrino come Marco Borradori fosse contrario o scettico riguardo la vaccino e, come riportato oggi da Tio, dall’autopsia non si rileva nessuna correlazione fra il malore e l’immunizzazione. L’unica traccia che emerge dalla perizia medica, è quella di “piccoli infarti precedenti”. 

Oltre queste informazioni, non vogliamo spingerci, perché non vogliamo cadere nella morbosità o spettacolarizzazione di quella che è a tutti gli effetti una tragedia.

Tornando allo scontro avuto fra i due, la lite si è poi spostata quando si è parlato delle terapie intensive. Nussbaumer ha tacciato Lombardi di aver detto di non voler ammettere i non vaccinati alle cure intense: “È terribile sentir dire questo da un politico”. Lombardi ha però spedito tutte le accuse al mittente con un “non mettermi in bocca parole che non ho detto. Ho detto che è un problema per me che gente che avrebbe problemi seri e dovrebbe andare in ospedale non può andarci perché i posti sono occupati da altri. Lei dottore la serietà scientifica non ce l’ha!”. 

E per finire, scocciato (come del resto lo siamo pure noi) dell’ennesimo paragone inappropriato fra Shoah e certificato Covid, Lombardi tira l’ultima stoccata al dottore sostenendo che “chi paragona queste misure al nazismo non sa cosa questo voglia dire. Non sapete niente di dittatura, campi di concentramento e gulag!”.

Come ti strumentalizzo il morto

Come detto all’inizio, da quel fatidico 11 agosto, giorno in cui venne staccata la spina a Marco Borradori, di manifestazioni ipocrite e di dubbio gusto morale ce ne sono state parecchie.

Un circo grottesco, a cui tanti hanno voluto farne parte, alla ricerca di cinque minuti sotto a un riflettore.

Perché, siamo onesti, Borradori da morto fa comodo. 

Borradori che ora che non c’è più è come una chiave passepartout per ottenere consenso politico. Vuoi che il  progetto per il Polo Sportivo di Lugano passi? Intitolalo a Borradori. Vuoi dar la colpa di tutto il degrado di Lugano ai molinari o spostare l’attenzione sulla demolizione dell’Ex Macello? Dì che è colpa loro se il cuore del sindaco ha ceduto.

Borradori che ora che non c’è più è come l’11 settembre per gli egocentrici. Quel giorno persero la vita 2’996 persone? Non me lo ricordavo, però mi ricordo che in quel momento stavo sorseggiando una tazza di caffè. Borradori è morto? Aspetta che scrivo un post, raccontando di quella volta che lui strinse la mano a me. Aspetta che gli dedico la coppa, la medaglia, la corona di fiori, qualsiasi cosa, purché si parli anche di me.

Borradori che ora che non c’è più si può dire tutto: fare diagnosi, come fatto da Nussbaumer per la teoria no-vax e in precedenza da Denti e Leoni per la teoria no-molinari, coi loro “non voglio incolpare, però…” . (leggi qui sotto)

E così in questo enorme “tendone”, che alla fine è il nostro piccolo Ticino, si è riempito di domatori di balle, funamboli in equilibrio fra l’opportunismo personale e politico, pappagalli scoloriti e tanti, tanti Pierrot. Moderni Pierrot con gli occhi pieni di lacrime e, al contempo stesso, sorrisi raggianti.

E in questo marasma d’ipocrisia, preferiamo essere lo spettatore che alza i tacchi dagli spalti e che, prima di andar via e tentar di avere il rimborso del biglietto, grida: “Lasciate riposare in pace Marco Borradori!”

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