Libertà e stupidità

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Sul concetto di libertà si è espresso molto bene Andrea Ghiringhelli nei suoi recenti articoli, quindi non mi dilungo molto, se non per ribadire che la libertà individuale si incontra (o scontra?) con la libertà collettiva. La prima si concentra sull’Io, come punto di riferimento, di partenza e di arrivo, mentre la seconda prende in considerazione l’altro (o meglio gli altri), con il quale volente o nolente è in relazione. Viviamo in un periodo dove ci si riferisce soprattutto all’io, dove l’altro passa in secondo piano.

Un altro aspetto importante, in relazione con la libertà, è il libero arbitrio; si sente dire spesso: faccio quello che voglio, decido io sulle mie scelte, cose di questo genere. Non si tiene quasi mai conto del fatto che le mie scelte non sono solo il frutto di una mia idea indipendente da qualsiasi altra cosa. Tutti noi siamo il prodotto della socializzazione (genitori, amici, colleghi, radio, TV ecc.), che inizia quando nasciamo e dura tutta la vita, quindi ci influenza, che lo si voglia o no, che se ne sia consapevoli o meno. La nostra è quindi una “libertà condizionata”; non viviamo in una campana di vetro, isolati da tutto,e i nostri pensieri non vengono dal nulla, o solo da una notte di forte creatività.

Ma cosa c’entra la stupidità? Qui mi riferisco al saggio (breve ma profondo) di Carlo Maria Cipolla (professore di storia economica in varie università), “Le leggi fondamentali della stupidità umana” (esiste anche una versione accompagnata dalle geniali vignette di Altan).
E vedremo che c’entra, in quanto fra le libertà vi è anche quella di essere stupidi.
Dice Cipolla (citazione dal libro del 1988 “Allegro ma non troppo”): 

“Le faccende umane si trovano, per unanime consenso, in uno stato deplorevole. Questa peraltro non è una novità. Per quanto indietro si riesca a guardare, esse sono sempre state in uno stato deplorevole. Il pesante fardello di guai e miserie che gli esseri umani devono sopportare, sia come individui che come membri della società organizzata, è sostanzialmente il risultato del modo estremamente improbabile – e oserei dire stupido –in cui la vita fu organizzata fin dai suoi inizi”.

E qui Cipolla entra nel merito della stupidità, con le cinque fondamentali leggi.
Prima legge fondamentale: 

“sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione”, concetto già presente nel vecchio testamento.
Seconda legge fondamentale: “la probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona”. Quindi è indipendente dalla formazione, dalla professione, dal genere (pare che non si possa più dire dal sesso, mah).
Terza ed aurea legge fondamentale: “una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita”.
Quarta legge fondamentale: “le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore”.
Quinta legge: “la persona stupida è il tipo di persona più pericolosa che esista”.
Corollario della quinta legge: “le stupido è più pericoloso del bandito”.

Non sto qui a dissertare sul contenuto dettagliato del saggio, che potete trovare nel libro citato. 

Pensiamo a quanto accade oggi, in particolare in merito al covid, alla vaccinazione; c’è da riflettere. Pensiamo al fatto che in Danimarca, dove i vaccinati superano l’80%, sono state tolte tutte le misure, poiché la situazione è sotto controllo e si può intervenire in modo preciso nei casi necessari. Tutti godono ora delle massime libertà. Come definiremmo i danesi? Un popolo di stupidi o di intelligenti? E noi? Fate voi.

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