Mobilità dolce… amara, se non amarissima

Pubblicità

Di

Monopattini elettrici, biciclette, segway e skateboard. Giusto per citare solo qualcuno dei sempre più frequenti ostacoli che si frappongono tra il pedone il suo percorso. Ma attenzione perché le norme che disciplinano il traffico stradale sono ormai ben più complesse delle regole degli scacchi. Per accorgersene ci vuol poco. Basta farsi un giro per una qualsiasi delle nostre città. 

In Ticino, l’utilizzo di uno qualsiasi di questi mezzi di trasporto usati soprattutto per fare percorsi brevi, per andare al lavoro lasciando l’auto posteggiata in garage è abbastanza recente. Ma sempre più frequente. Così, sempre più spesso, ci si ritrova a doversi fare da parte, anche sul marciapiede, per dare la precedenza a un due ruote, elettrico o non. 

Infatti, questi piccoli e potenti mezzi di trasporto racchiusi nella definizione di “mobilità sostenibile”, di accettabile o tollerabile hanno ben poco visto che troppo spesso l’abitudine è di utilizzarli sul buon vecchio marciapiede come la propria via preferenziale per giungere rapidamente a destinazione. 

In alcune grandi città la frequenza di utilizzo di questi mezzi di trasposto è altissima, tanto da aver creato punti di noleggio collegati ad apposite app, gestiti attraverso stazioni automatiche che funzionano 7 giorni su 7, 24 ore su 24. Se il segway ha perso colpi al punto da non essere ormai più prodotto, e da noi non ha mai davvero preso piede, in alcune località della vicina penisola sia le Poste che la Polizia ne hanno fatto uso.

Oggi però, a spopolare, a farla da padroni, sono le biciclette e ancor di più i monopattini elettrici. Proprio i monopattini si è arrivati perfino a truccarli così come si faceva un tempo con il “moz” e a farsi stupidamente beccare alla folle velocità di 56 chilometri orari com’è successo lo scorso luglio a Ginevra e a 57 nel Canton Vaud lo scorso mese di novembre.

Il limite di velocità del monopattino elettrico sarebbe però di soli 20 chilometri all’ora. Quindi, se già è pericoloso vedersi arrivare questo trabiccolo alla velocità prevista, figuriamoci vederselo sfrecciare accanto o addirittura sbatterci contro a una velocità che è ben più del doppio. Nessuno nega l’importanza che il monopattino ricopre sul fronte della micro-mobilità del futuro, rimane però il fatto chepiù enti ne hanno denunciato la pericolosità. 

In particolare, l’osservatorio italiano in materia di liberalizzazioni e trasporti ha ribadito con forza che “occorre prendere atto che i monopattini sono in assoluto il mezzo più pericoloso in circolazione, con le aggravanti che non hanno targa, girano sui marciapiedienon c’è obbligo di casco(che sarebbe il minimo) pur viaggiando al doppio della velocità delle biciclettee con un equilibrio molto più precario”.

Già. Del resto vi siete mai chiesti il perché chi li utilizza lo fa invadendo i marciapiedi? O del perché l’utilizzo di questo mezzo di trasporto risulti così pericoloso? Forse proprio perché, in generale, le città non sono state pensate, progettate e pianificate per facilitare un uso agevole e sicuro dei veicoli a due ruote.

Ed è un peccato. Perché proprio grazie a un ripensamento, a una vera rivoluzione della mobilità lenta si potrebbe finalmente risolvere il problema del traffico, dell’inquinamento e del troppo rumore che creano le automobili, soprattutto nei centri urbani. Proprio così, dovremmo realizzare finalmente tutti quei chilometri di piste ciclabili che mancano. 

Dovremmo farlo per permettere a più gente possibile di muoversi in maniera sostenibile riducendo così i tanti (troppi) incidenti causati dalla condivisione delle stesse strade tra pedoni, le due e le quattro ruote. Come si sono trovati i miliardi per raddoppiare il tunnel del Gottardo non sarebbe male se si potesse finalmente ottenere anche un sostanziale cambiamento nel nostro modo di muoverci. Evitando che il futuro assomigli a un incubo alla Mad Max.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!