No Pass, scontri a Berna

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In Svizzera le proteste contro il Covid Pass continuano a infiammare le piazze e in particolare Piazza Federale dove la polizia, la scorsa notte, per disperdere la folla e placare le tensioni si è vista costretta a usare i cannoni ad acqua e perfino proiettili di gomma. Lo ha fatto per disperdere alcune migliaia di partecipanti a un corteo non autorizzato che, sulla falsa riga di quanto accaduto a Washington a inizio gennaio, ha avuto la brillante idea di prendere d’assalto Palazzo federale con il lancio di petardi e altri oggetti. Una protesta che, da settimane, si sta ripetendo identica nelle principali città svizzere. 

Con il tentativo di assaltare Palazzo federale è stata superata una linea rossa. Questi figuri sono coloro i quali pretendono di difendere la nostra libertà e la nostra democrazia. Vergogna, davvero”, ha dichiarato la verde Greta Gysin, membro del Consiglio nazionale. Ma il suo è davvero solo uno dei tanti commenti che con estrema durezza hanno condannato quanto è accaduto e sta accadendo in Svizzera da quando si è deciso per l’estensione del certificato Covid. Una decisione che non è piaciuta per nulla a una frangia di irriducibili che continuano contestare la politica e le scelte fin qui fatte in materia di Covid.

Così come è accaduto anche in altri stati europei, la decisione di estendere il pass rendendolo obbligatorio per ristoranti, cinema, musei e altri luoghi pubblici non è stata certo una scelta dettata da un capriccio. O dalla precisa volontà di chi starebbe agendo al fine di gettare alle ortiche la democrazia. Casomai nasce dal fatto che fino a qualche settimana fa la Svizzera, e la Svizzera interna in particolare, era maglia nera in Europa per quel che era il tasso di occupazione delle cure intense da parte dei pazienti Covid. È quindi è una ragione prettamente sanitaria quella che ha portato ad una scelta politica che privilegiasse il Covid Pass.

L’alternativa la conosciamo bene. L’ennesima ondata da contenere con misure drastiche e chiusure generalizzate che invece, almeno a questo giro, sarebbe bello potercele risparmiare. Vaccinati e non. Quindi, basta inneggiare a vanvera. La libertà è davvero un’altra cosa. Di sicuro non è quella millantata dall’UDC svizzera quando strizza l’occhiolino ai no vax e in particolare ai “Freiheitstrychler”, il gruppo della Svizzera centrale che si oppone categoricamente alle misure anticovid, manifestando al suono dei campanacci. E non esiste che un Consigliere federale (Ueli Maurer, lo scorso weekend) vada in giro con una loro maglietta. 

Basta considerarli come dei poverini che vengono condannati semplicemente perché hanno un’opinione differente, così come ha sostenuto Christoph Blocher in una recente intervista alla NZZ. In maniera subdola, in questo modo, si legittimano politicamente azioni antidemocratiche e illiberali come il tentativo dell’altra sera di assaltare Palazzo Federale. Quel che sarebbe potuto succedere se la polizia non fosse intervenuta lo sappiamo già, lo abbiamo visto il 6 gennaio scorso a Washington, quando i seguaci di Donald Trump hanno profanato il Campidoglio, tempio della democrazia a stelle e strisce. E noi, per fortuna, non siamo mica gli americani.

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