No vax, a nozze coi social

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I covidioti. O i cacchinati. Sono due dei neologismi con i quali mi sono imbattuto sui social, frutto della fantasia, dell’inventiva no vax e usati per definire i vaccinati. La rabbia, la cattiveria ma soprattutto la costanza nel pubblicare post di alcuni esponenti della frangia di contrari ai vaccini e scettici di fronte alla reale portata della pandemia, mi ha fatto pensare. Com’era quella storiella che girava all’inizio di tutto? Quando, forse per farci coraggio, qualcuno diceva che da tutto questo ne saremmo usciti cambiati? Migliori. Che avremmo fatto tesoro di quest’esperienza. A giudicare dal tasso di violenza e di odio che circola sui social, ho però l’impressione che qualcosa sia andato storto o peggio ci sia sfuggito di mano. Oppure ancora che ci siamo voluti raccontare delle gran balle, spacciandoci per quel che non siamo. Incapaci di rimanere uniti di fronte al nemico, davanti al pericolo del virus. 

“La violenza che si respira sui social – scrive su Facebook Andrea Scanzi, giornalista del Fatto Quotidiano – è semplicemente inaudita. Insulti su qualsiasi argomento, ignoranza, ferocia, sadismo e deficienza. Spesso persino minacce. Siamo messi malissimo, e fino a quando i governanti non capiranno che il web non è il far web non andremo da nessuna parte. Che tempi tristi.” Un giudizio e uno sfogo onestamente condivisibili soprattutto se teniamo conto del fatto che oggi il megafono social dà voce a chi, fino a pochi anni fa, non aveva diritto di parola né una platea così vasta a cui rivolgersi.

I social ormai ci hanno abituato a cose che voi umani. A meteore social e personaggi improbabili, quando non addirittura impresentabili. A chi ieri giurava che gli alieni sono tra noi e oggi nega l’esistenza del virus. A guerre lampo consumate tra fazioni opposte ma anche alle tanto temute shit storm che, tradotte alla lettera, sarebbero delle vere e proprie tempeste di merda. Tutto questo e tanto altro è squisitamente social. Lo è anche quella fazione di irriducibile che di green pass, vaccino, mascherine e tamponi non ne vuole sapere. Proprio come nel caso del leader dei no vax in Israele, Hai Shaulian, morto di Covid a 57 anni. 

Una storia triste che purtroppo è la diretta conseguenza dell’ubriacatura di fake news sulla scienza e sulla pandemia che, proprio con l’aiuto dei social, sta avvelenando una parte non proprio minoritaria dell’opinione pubblica. Nel suo paese Hai Shaulian, era uno dei più noti organizzatori di proteste contro le misure prese per contrastare la diffusione del Covid. E proprio su Facebook, poco prima di esalare l’ultimo respiro, aveva postato una sua foto scattata all’ospedale di Holon, attaccato a un ventilatore polmonare. “Non arrendetevi, lo Stato usa metodi coercitivi criminali con noi. Vogliono spazzarmi via”, scriveva in uno dei suoi ultimi post. A riprova che la paranoia non si placa neppure di fronte alla morte.

Intanto, tra le notizie che forse vale davvero la pena segnalare, c’è quella che riguarda i risultati di tre nuovi studi sul Covid-19 che avrebbero evidenziato come, senza vaccino, la probabilità di contagio da variante delta aumenti di cinque volte e di undici volte quella di morte. I risultati di queste ricerche condotte dai Centers for Disease Control and Prevention negli Stati Uniti sottolineano l’efficacia del vaccino nel prevenire contagi, ospedalizzazioni e decessi, checché ne dicano i vari esperti e sapientoni di Facebook.  

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