Nostalgia talebana per le amputazioni

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Secondo le ultimissime notizie della agenzia stampa Associated Press Nooruddin, i talebani – presumibilmente in crisi di astinenza punitiva – si stanno preparando a ripristinare, le esecuzioni dei condannati per omicidio e le amputazioni delle mani e dei piedi per i ladri. Si sta soppesando l’opportunità di mantenere pubblica la graziosa usanza, comunque portatrice di austeri ed educativi messaggi.

Da un articolo del Guardian si apprende che il recupero della drastica tradizione è supervisionato con appassionato fervore da Turabi, ex ministro della Giustizia nel precedente governo, emblematico esponente di ferrea tempra e uomo di punta tra gli alimentatori dell’applicazione della legge islamica durante la trascorsa egemonia dei mullah.

Proprio il chierico che indica la via, sostenitore del “potere della frusta”, vanta un ragguardevole curriculum operativo maturato per un certo tempo presso il ministero della Propagazione della virtù e della prevenzione del vizio. Il fatto che ora sia uno dei leader inclusi nella lista delle sanzioni Onu viene ad omologare le sue qualità di istituzionale intransigenza e di intemerata inflessibilità.

Al determinatissimo religioso prestato alla politica, sono da attribuirsi alcune affermazioni discretamente sconcertanti, per lo meno dal punto di vista del garantismo : 

“A giudicare i vari casi saranno i giudici ma certamente il taglio delle mani è molto necessario per la sicurezza e per il suo effetto deterrente”.

Sul fatto che la raffinata arte di  tranciare mani possa costituire un prodigioso monito dissuasivo direi che non valga aprire ulteriori dibattiti.

Qualche ulteriore brivido scorre lungo la schiena, sino a sfiorare l’abbrivio delle chiappe, recuperando la memoria di quando i talebani gestirono l’orgia del potere una ventina di anni fa, nella coreografia di frequenti esecuzioni.pene capitali in genere eseguite con un colpo da arma da fuoco alla testa, sparato da un membro della famiglia del condannato, giusto per conferire una certa atmosfera di empatica familiarità al

singolare accadimento.

E da irrefrenabile tremolio è il preciso ricordo delle pene applicate per il reato di rapina in autostrada: il procedimento era l’asportazione di una mano e di un piede, quale pedaggio salato del malfatto.

Se ricordiamo poi le ignobili norme riservate alle donne, il mondo pare ancora cascare più platealmente: rigide prassi per predestinate oppresse con l’assoluto divieto di uscire di casa senza l’accompagnamento di un parente, nella brutale negazione di un abbigliamento attrattivo o comunque distintivo, nella tassativa impossibilità di intrattenere anche un solo monosillabo con gli stranieri e nella secca proibizione di parlare a voce alta in pubblico.

Sono tornati, in uno sfarfallio di barbe incolte, i vigilanti fondamentalisti che sorvegliano con vibrante attenzione, nel principio di una specifica filosofia di vita indirizzata agli ideali di purezza, forgiati nel ventre degli antichi costumi e ora  incalzati dalle malefiche innovazioni tecnologiche e dall’insopportabile vezzo di sgusciare, anche per un solo centimetro quadrato, dal ristrettissimo perimetro del burqa. 

“Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo” recita sino alla noia l’ormai abusato proverbio 

: ma del tempo bisognerebbe ampliare gli orizzonti del suo senso , piuttosto che macerarlo nell’arsenico del non senso.

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