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“È molto più probabile di quanto non si sia mai pensato” – La ricerca della vita oltre la terra ha appena fatto un grande balzo in avanti. Il telescopio ALMA, in Cile, manovrato dai ricercatori dell’università di Leeds John Ilee e Catherine Walsh, ha rilevato gli ingredienti necessari per la “zuppa primordiale” in quattro osservazioni su cinque. 

Questi risultati suggeriscono che le condizioni necessarie allo sviluppo della vita come la conosciamo siano almeno 100 volte più comuni di quanto pensato finora. Il telescopio ALMA (acronimo di “Atacama Large Millimiter Array”) è stato puntato verso cinque formazioni celesti conosciute come “dischi protoplanetari”, ovvero accumuli di polvere cosmica che si formano intorno a giovani stelle, simili agli anelli di Saturno. Queste grandi quantità di polvere, attraverso miliardi di anni, finiscono per addensarsi e formare pianeti. Lo studio delle sostanze chimiche presenti nei “dischi” può dirci molto di come sarà il pianeta che potrebbe uscirne. 

Ed è stata proprio la composizione dei dischi di questi sistemi giovanissmi (il più giovane, MWC 480, è praticamente un neonato in termini cosmici) a stupire i ricercatori. Gli spettrografi di ALMA hanno infatti riportato la presenza di grandi quantità di molecole complesse a base di carbonio, come Cianoacetilene, Acetonitrile o Ciclopropenile. La dottoressa Walsh spiega “queste molecole sono un anello tra semplici molecole a base di carbonio e molecole più complesse. Sotto le giuste circostanze possono creare zuccheri, amminoacidi e componenti dell’acido ribonucleico (RNA, un cugino primitivo del nostro DNA)”.

L’esistenza di queste molecole nel cosmo era già stata provata. Ma questi nuovi dati insegnano due cose: Innanzitutto i modelli odierni giungevano alla conclusione che tali sostanze fossero almeno 100 volte più rare di quanto scoperto. In secondo luogo, ALMA non solo le ha trovate – ma le ha trovate esattamente dove pianeti e asteoridi vanno a formarsi. 

A parte le molecole di cui sopra, ALMA ha anche rilevato una quindicina di composti chimici associati alla vita, in varie quantità – nitrili, acido cianidrico…

Queste scoperte giocano un ruolo importante anche nello studio dell’Abiogenesi, ossia lo studio della nascita della vita sulla terra. Il fatto che grandi quantità di molecole organiche siano presenti in quella zona dello spazio dove vanno a formarsi asteroidi e pianeti ha riportato in auge la teoria della panspermia, secondo quale la vita non è indigena del pianeta terra ma vi è invece giunta su asteroidi e comete.

Nelle parole del Dottor Ilee: “Abbiamo sempre pensato alla vita come qualcosa di unico e speciale nell’universo, ma più ci guardiamo attorno, più capiamo che nelle condizioni che hanno a portato a noi non c’era nulla di particolarmente inusuale o raro”. Affermazione ancora più interessante se consideriamo ad esempio quanto scoperto ad esempio su venere nel febbraio 2020 – la presenza nell’atmosfera di massicce dosi di fosfina, un gas che non viene prodotto naturalmente ma solo dall’attività batterica. 

Abbiamo trovato alieni che ci fanno ciao? No, l’universo si prende tempi così lunghi che sperare di vedere forme di vita intelligente è come cercare di identificare tutto il cast di un film guardando una piccola parte di un solo fotogramma. Eppure, ogni nuova scoperta ci spinge sempre di più a immaginare un universo che è sì freddo, sterminato e inospitale – ma anche dinamico, attivo e brulicante di vita.

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