Prove tecniche di dittatura

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Quali saranno a livello globale le conseguenze sul medio e lungo periodo della disfatta militare degli Stati Uniti in Afghanistan? Per gli analisti politici, la scoppola rifilata dai talebani all’esercito dello Zio Sam, che si era illuso di poter tener a bada il fondamentalismo islamico, è una scoppola rifilata all’intero Occidente e ai suoi valori o presunti tali. E l’onda d’urto di ciò che è avvenuto a Kabul, avrà effetti che toccheremo presto con mani anche al di fuori dell’Afghanistan. Il timore per la sorte delle donne afghane è identico a quello che tutti noi dovremmo avere di fronte al vento antidemocratico che già soffiava potente su buona parte del Pianeta. 

La democrazia è un lusso, un vezzo che in pochi si possono davvero permettere. Di sicuro, la fragile democrazia afghana e le libertà individuali acquisite negli ultimi vent’anni, si sono sciolte come neve al sole di fronte ai turbanti, alle barbe lunghe e i kalashnikov. Svanite di fronte a un egoismo e una violenza che sono parte della natura umana, di quella legge del più forte che s’impone sulla comunità e la governa con il pugno di ferro. Discriminando, terrorizzando, punendo, o peggio, condannando a morte.

Un modello dittatoriale che nella sua semplicità trova anche la sua carta vincente. Perché la democrazia e ben più complessa. E armai lo sappiamo: non si esporta, casomai si coltiva. Va seminata, innaffiata. Affinché s’irrobustisca, sia forte e non cada in tentazione, talvolta ci voglio anni. Cresce lentamente. Si dice che ad averla inventata siano stati i greci. Eppure in natura esiste da sempre. La maggior parte delle società animali, piuttosto che seguire il capo branco, si affidano alla scelta del gruppo, per decidere cosa fare. 

In alcune specie come i gorilla, i babbuini o gli elefanti, la direzione, il momento in cui spostarsi, e altre decisioni di questo tenore, sono prese solo quando la maggioranza è d’accordo, non quando il capo si alza e si avvia. A riprova di come di fronte all’arroganza del singolo, possa prevalere l’equilibrio e l’accortezza della collettività. Ma tornando a noi, la dolente nota del presente, è che proprio le democrazie sembrano non essere ancora riuscite a realizzare compiutamente la democrazia.

“Se non sappiamo più cos’è la democrazia – affermava profeticamente il filosofo Jean-Luc Nancy, uno dei pensatori più significativi e importanti della filosofia contemporanea, definito il filosofo della democrazia scomparso proprio in questi giorni – significa che questa parola non ha più senso. Sappiamo cosa sono lo Stato diritto, i diritti umani, le libertà fondamentali, il principio di uguaglianza… ma democrazia significava qualcos’altro: una società in cui queste definizioni formali sono reali e dove il potere è in grado di realizzarle per il popolo e dal popolo.” 

Perché la cura per i mali della democrazia è più democrazia. Ancora Jean-Luc Nancy: “La democrazia non ha sufficientemente capito che doveva essere anche comunismo in qualche modo, perché altrimenti non sarebbe stata che gestione delle necessità e dei compromessi, priva di desiderio, cioè di spirito, di soffio, di senso. Non si tratta quindi solamente di afferrare uno spirito della democrazia, ma innanzitutto di pensare che la democrazia è spirito prima ancora di essere forma, istituzione, regime politico e sociale.”

Con la caduta di Kabul è ancor più evidente a tutti come di fronte alle fragilità, alle ingenuità e allo smarrimento delle democrazie occidentali, ad approfittarne e a segnare punto sono stati quei regimi, Cina e Russia in primis, che da tempo si contendono il primato di tutte quelle aree del Pianeta che sono aree strategiche e contese dal punto di vista geopolitico. Aree in cui l’ascesa al potere di uomini senza scrupoli come i talebani risponde unicamente a una sete di potere e di controllo tipico delle dittature pronte a sostenersi e spalleggiarsi vicendevolmente. 

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