Quasi morto un papa se ne fa un altro?

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Padre Antonio Spadaro, Direttore di Civiltà Cattolica (rivista dei gesuiti, una delle più antiche in Italia), non ha esitato a riportare alcuni imbarazzanti e inquietanti frammenti della conversazione che Papa Francesco ha intrattenuto con i Gesuiti di Bratislava.

Durante il suo recente viaggio apostolico, il Pontefice ha coraggiosamente deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, ormai tramutatosi in aguzzo macigno “Sono ancora vivo, nonostante alcuni mi volessero morto”.

Tornando sul suo stato di salute dopo il complicato intervento al colon affrontato e superato a luglio, il timoniere del Vaticano ha sparato un certo numero di bordate più pesanti delle chiavi di San Pietro: “Mi volevano morto e già preparavano il Conclave”.

Aria irrespirabile con un turbinio di pulviscolo “miracolosamente” sortito da trame scolpite con sottili colpi di zucchetti in seta marezzata e da cerebrali congiure scarlatte.

Nella penombra di corridoi che non finiscono mai, i porporati si sono cimentati nella precoce evocazione del sacramento dell’estrema unzione e nelle annodatissime tresche vaticane, meticolosamente trascurando i precetti della prudenza e della obbedienza.

Papa Francesco ha lavorato di zappa tosta, dissodando l’incrostato strato di mantelline usando parole evidenti come la cupola della basilica che fa da faro alla cristianità : 

“So che ci sono stati persino incontri tra prelati, che pensavano che il Papa fosse più grave di quel che veniva detto. Preparavano il Conclave! Pazienza, grazie a Dio, sto bene.”

Con la sua denuncia, perentoria eppure serena, Bergoglio ha inviato un messaggio, senza il tramite di qualche piccione viaggiatore, a chi sta indefessamente manovrando per influenzare le vie della successione.

Negli intrighi che  tessevano ragnatele grifagne, quasi invadendo la quiete di Casa Santa Marta dove il “morituro” è tornato come un grillo a centellinare la sua convalescenza, l’empatia azzerata dei “confratelli che sgomitano” cozzava contro le parole che stanno dentro lo scritto di una bella esortazione apostolica, interamente dedicata alla santità “Gaudete et exsultate”. 

Già, la santità.

Che pure detiene ancora una minima valenza, disperdendo la sua forza di propagazione della fede, dentro l’adattamento degli indirizzi alle capacità di accettazione della gente dei nostri tempi.

Già, la santità.

Annaspante nel mare delle critiche che arrivano al magistero di un uomo che spalanca la sua apertura di spirito alle problematiche contemporanee mentre una grande televisione cattolica “Continuamente sparla del Papa senza porsi problemi.  A me, a volte, viene a mancare la pazienza, specialmente quando emettono giudizi senza entrare in un vero dialogo”

E fra i tanti temi caldi, il Pontefice afferma, con illuminata pervicacia, che “Rigidità e clericalismo sono due perversioni e se c’è una coppia omosessuale, noi possiamo fare pastorale con loro, andare avanti nell’incontro con Cristo”.

Intanto questa carica di potenza rinnovatrice indigna e ferisce una buona fetta del suo mondo, e di porpora  sono sempre di più le tonde gote degli antagonisti, induriti e attoniti davanti alle proporzioni umane di quella figura e di quella presenza che sono già superate, che non bastano più a contenere o a comprendere ciò che fa e ciò che dice.

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