Quei bei funghetti targati RSI

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In fondo la decisione del duo Timbal-Pelli, del nuovo corso RSI, di puntare sui funghi, e di farlo addirittura in prima serata, è una scommessa che arriva da lontano. Come dimenticare Saverio il funghetto poco serio, una delle colonne portanti, insieme a Lupo Lupone, di “Cappuccetto a pois”, un’altra serie storica della Radiotelevisione svizzera del bel tempo che fu. E allora vai di funghi con “Non te lo dirò mai”, questo il nome della nuova trasmissione, in cinque puntate, condotta da Alice Pedrazzini. Cinque luoghi segreti. Cinque ritratti di altrettanti personaggi. 

https://www.rsi.ch/play/tv/programma/non-te-lo-diro-mai-?id=14660130

Anche se poi, per la verità, ce n’è qualcuno in più. Alla ricerca dei funghi, in ogni episodio della durata di circa 25 minuti, con la brava e misurata Alice Pedrazzini c’è pure il micologo Eli Mordasini, una specie di David gnomo in versione allampanata, con la bandana e l’inseparabile cestino di vimini, che si aggira per i boschi spiegandoci quali funghi si mangiano e quali no, ma soprattutto restituendoci parte del suo sapere e della passione per la materia.

Che poi lo sanno anche i sassi. I funghi appartengono a un regno a sé stante, né animali tantomeno vegetali, anche se dal punto di vista nutrizionale vengono considerati come parenti stretti di verdure e ortaggi. Del resto è lì, nel reparto frutta e verdura, che li trovi se vai al supermercato. Eppure i funghi sono semplicemente funghi. Già. E chissà se è stato questo il pensiero che ha fatto Matteo Pelli.

Sì, perché l’idea è sua. E forse non a caso in “Che c’è in TV?”, la presentazione del palinsesto autunnale andata in onda a fine agosto, con il Matteo (Pelli) a mostrare la mercanzia, “Non te lo dirò mai” è stato uno fra gli articoli reclamizzati con più enfasi. E mentre lo stava facendo, proprio come ogni bravo imbonitore, anche il nostro eroe sapeva benissimo che non è con le fregature che si coltiva la clientela. 

Perciò, detto fatto. La “serie incentrata sulla passione travolgente per i funghi nella Svizzera italiana” non delude, ma va a colpo sicuro. Centra brillantemente il bersaglio grazie a un occhio attento per l’immagine e un sapiente montaggio. Le cinque storie raccontate, tra “misteri, aneddoti, trucchi e abitudini” scaldano il cuore e riempiono gli occhi di bosco. Dei nostri boschi. 

Luoghi carichi di magia, in grado di offrirci uno show tanto moderno quanto antichissimo. Quello che ci regala Madre Natura nel corso dello scorrere delle stagioni. Uno spettacolo unico di cui i funghi sono soltanto uno fra i tanti fuochi d’artificio pronti a farci esplodere il cuore d’emozione. Eccola qui la carta vincente di “Non te lo dirò mai”, la capacità di saperci riportare sulla via di casa. Rimettendoci in riga e al nostro posto.      

E poco importa se qualcuno ha storto il naso per un eccesso di scene girate col drone. Se negli anni Settanta era di gran moda lo zoom, a segnare la narrazione per immagini di questi ultimi anni è stato proprio l’elicotterino privo di pilota e comandato a distanza. E chissenefrega se qualcuno ha storto il naso perché è “gente che si alza e cerca funghi. E basta”, dato che l’alternativa rischiava di assomigliare a certa fiction tipo “Il guardiacaccia”. Perciò, ecco, evviva i funghi. Per il resto staremo a vedere. 

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