Se “libertà” diventa una parola ridicola

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Libertà. È stato gridato in piazza da un migliaio di facinorosi alla manifestazione di giovedì a Bellinzona. È stato gridato “libertà”, senza che si abbia cognizione di cosa sia. Svilendo una parola nobile, destinata a ben altri usi e sogni, dedicata a chi è sottomesso a una vera tirannia. Una parola che trasuda dignità, trascinata per le strade dove una dignità non c’è.

Perché la libertà va guadagnata tutti i giorni, non solo quando interessa a noi. La libertà è collettiva e di tutti, non legata ai singoli interessi di un gruppo.

Stendiamo poi un velo pietoso, ma pietoso davvero, su quei cretini che paragonano la Shoah ebraica, con milioni di morti torturati, brutalizzati e bruciati paragonandola a qualche restrizione secondaria che cerca di evitare proprio i morti per Covid.

La similitudine c’è ma al contrario: 4 milioni e mezzo sono ormai i decessi legati al Covid, in una cifra che si sta davvero avvicinando ai 6 milioni di ebrei uccisi dai nazisti. Gente morta rantolando, con un tubo di plastica in gola guardando il pavimento senza nessuno dei propri cari accanto. E oggi a morire sono soprattutto coloro che non si sono vaccinati, e in arrivo ci sono la variante Delta e la Mu.

La libertà per cui questa gente si è precipitata in piazza è una libertà da egoisti, da persone spaventate che pretendono di imporre ad altri il fardello di agire. Queste persone, come hanno fatto notare alcuni, probabilmente non sono mai scese in piazza per i diritti altrui, per i premi di casse malati, per i prezzi dei farmaci, per il mercato del lavoro degradato, per i diritti di gay, degli immigrati o di altre categorie fragili. 

Però basta un appello alla “violata” libertà, per farli scendere tutti come pecoroni (e quasi tutti senza mascherina) in piazza a gridare il loro sdegno. Tutti insieme, tutti non vaccinati, tutti potenzialmente contagiabili. Poi prova a dirgli che i test se li devono pagare loro e di nuovo: “libertà!”. Prova a dirgli che avranno bisogno del certificato covid per entrare in un ristorante a bere la birra e urleranno: “Libertà!”

So di farmi molti nemici dicendo queste cose. So al contempo che gli altri, quelli che hanno fatto il loro dovere nella nostra società, sono d’accordo con me. Non sono mille facinorosi in piazza che rappresentano un cantone, anzi, per esperienza, le minoranze irate sono sempre le più rumorose, lo so per esperienza, visto che spesso ero tra loro, per difendere diritti umani o civici, per chiedere uguaglianza di trattamento, ma non per pretendere che un Paese cammini al mio ritmo e accetti certe fesserie che molti (non tutti per fortuna) di quelli che erano in piazza propugnano.

Alcuni chiedono pacatezza. E ci sta, siamo tutti stanchi di questi litigi, altri richiamano al dialogo, ma per esserci dialogo ci devono essere delle tesi che sono suffragate da prove. Quando ti confronti con gente che ti dice che magari ti hanno iniettato una soluzione salina al posto del vaccino e tu non lo sai, il dialogo è morto e sepolte e possiamo portargli un bel mazzo di fiori.

Pacatezza? Anche no. La gente muore. Muore male e soprattutto, tra le fila di questa gente, trovano terreno fertile le destre estreme, come quelle che programmavano attentati in Italia.

Anche Joe Biden ha esaurito la pazienza, e ha imposto il vaccino a tutti gli impiegati dell’amministrazione federale. La pazienza, non solo di Joe si è esaurita, anche da noi in Europa, il cerchio si stringe sempre più, e questo manda in isteria le folle dei no-vax. Ma la strada è una sola, quella dell’obbligo vaccinale. Anche perché se no rimarrà una sola libertà, quella di morire in un reparto di cure intense.

Nel frattempo i danesi, vaccinati tutti oltre il 70% (perché i danesi sono gente responsabile) hanno tolto tutte le restrizioni. Noi no, siamo qui a confrontarci con quattro psicotici che confondono la libertà con il fare quello che gli pare. Non sono tutti uguali, lo capisco, ma il loro protestare porta sempre allo stesso risultato, e cioè sempre maggiori restrizioni per tutti. Io sono stufo di fare il bravo cittadino e di sopportare questo circo ridicolo, che è composto da rompiscatole impenitenti e da gente che pensa che agitando un sonaglio passi il cancro. Siamo vittime di un’immane ignoranza e di un fetido egoismo. Per cui sì all’obbligo vaccinale, è meno ipocrita e taglierà la testa al toro una volta per tutte.

Un amico su Facebook, mi ha ricordato il grande Giorgio Gaber e la sua canzone icona. Alla fine Gaber canta: “la libertà, non è uno spazio libero, la libertà è partecipazione”. 

Perché uno spazio libero è semplicemente vuoto. È partecipare alla vita collettiva che ci rende davvero liberi.

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