Stormi di mongolfiere in Nevada

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Ha compiuto i suoi smaglianti 40 anni lo scorso 10 settembre, la Great Reno Balloon Race del Nevada: il più grande iridescente e gratuito evento di raduno di mongolfiere al mondo, paciose e panciute a decorare i primi giorni di settembre di ogni anno, con una media di 120.000 nasi tutti orientati verso un cielo folleggiante di colori.

Bibliche schiere di spettatori si sono radunate nel Parco Regionale Rancho di San Rafael per assistere allo spettacolo più “arcobalenato” che si possa sognare, animato da oltre cento palloni aerostatici convertiti in affrescante tappezzeria dell’azzurrità, con la leggerezza di mille dondolii nell’abbraccio di volubili correnti.

L’iniziativa felicemente nata nel 1982 a Reno, era in verità stata pescata inizialmente dal cilindro della buona imprenditorialità per trattenere i visitatori in città nel corso del fine settimana che proponeva il già nutrito programma della Fiera di Stato e della Reno Air Races.

L’appuntamento ha conquistato una robustissima fama a livello mondiale e l’adunata della moltitudine dei “pingui ponfi volanti” richiama regolarmente miriadi di degustatori dei travasi dell’ arte  lanciata all’insù ma anche un significativo numero di appassionati emuli di quel geniaccio britannico di nome Jason Legg, prestigiatore delle telecamere e autore di magiche riprese con la tecnica del “timelapse” , che racchiude la peculiarità di condensare mirabilmente in pochi secondi svariati minuti di riprese. (guarda il video)

Gli effetti sortiscono composizioni speciali e così distintive da strappare gridolini di compiaciuto stupore dentro le evoluzioni di quegli ippogrifi cangianti che solfeggiano leggeri le loro traiettorie fra cirro cumuli piuttosto meravigliati.

Le fantasie più balzane e pulsanti, nel magnetismo suggestivo delle fatate coreografie che screziano le altitudini, azzardano similitudini incantatrici. Quegli ampi e paciosi palloni che vagano iridescenti e incoscienti, trasportando persone incapsulate in un cesto romanticamente definito anche “gondola”, evocano la dolcezza di chimere quasi partorienti, con qualche sacchetto di zavorra e con una non quantificabile porzione di eccentricità lemme lemme, nelle intasate autostrade del cielo.

Sono branchi e agglomerati che migrano dentro abiti fuori ordinanza, sfoggiando teste di tori sbuffanti, soli con raggi che dardeggiano, faccioni di clown che sbragano grasse risate dai loro circhi lievitanti, enormi mele che maturano nel momento del decollo con il meteorismo della calda aria che migra dal bruciatore, coacervi di rombetti o di spicchi di arancia  o di indecifrabili stralunati simboli, forse appartenenti alla scaramanzia o forse al godimento di un viaggio che rasenta la follia.

La Great Reno Balloon Race trasforma , ogni anno e per qualche giorno, il Nevada in una contrada sopraelevata, zeppa dell’incantesimo di bottoni aleggianti che si librano liberi nella dissolutezza di tinte avventate e sventate, incauti intrugli di pittori cresciuti con troppe ali e con poche rotelle in testa.  

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