Un algoritmo ci ucciderà tutti?

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Le macchine, prima o poi, porteranno la razza umana all’estinzione. A prefigurare questo fantascientifico scenario alla Terminator, non è però la trama del blockbuster hollywoodiano di turno, ma l’astrofisico Stephen Hawking che, qualche tempo prima di morire, in un’intervista alla BBC, spiegò come l’evoluzione della tecnologia fosse molto più veloce di quella della vita biologica. “I primi esperimenti di intelligenza artificiale stanno dando risultati brillanti: presto le macchine potrebbero sviluppare un’autocoscienza e sopraffare l’uomo” disse in quell’occasione Hawking.

Al momento è ancora prematuro dire se e quando lo scenario prefigurato dall’astrofisico britannico diventerà reale, ma quel che è certo è che Stephen Hawking, colpito a 21 anni dalla sclerosi laterale amiotrofica, si riferiva a qualcosa che conosceva molto bene, dato che la sua relazione con il resto del mondo, soprattutto nel corso degli ultimi anni della sua vita, era dipesa proprio dalle macchine e dall’elettronica. Del resto, la sua, non è stata l’unica voce critica finora levatasi nei confronti dell’intelligenza artificiale o della rivoluzione digitale.

Oggi più che mai, in svariati ambiti della scienza e del pensiero, si assiste a una resistenza, a una lotta che cerca di porre un freno al capitalismo delle piattaforme, alla società della sorveglianza e a quella che rischia di diventare una vera e propria dittatura degli algoritmi. Il ricorso all’intelligenza artificiale, e agli algoritmi in particolare, ha finora avuto ripercussioni positive sul mondo del lavoro, su quello della salute con cure su misura per ogni singolo paziente, nel capo dell’energia, della meteorologia, della finanza o del marketing, con servizi tarati sui propri bisogni individuali, e più in generale sulle nostre interazioni con il mondo. 

Ma se da una parte si sono osservati degli oggettivi miglioramenti nella nostra qualità di vita, dall’altra si sono anche registrati errori, discriminazioni e distorsioni in molti altri settori della società civile, dell’industria o, per esempio, nell’amministrazione della giustizia. L’informatico e saggista Jaron Lanier, ideatore del termine “realtà virtuale”, nel suo libro “Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social” si è detto convinto che i social media “stanno minando la verità”, “stanno distruggendo la nostra capacità di provare empatia, rendendo l’economia e la politica due avversari temibili, in conflitto con il benessere della collettività”.

Oggi così come accadrà negli anni a venire, il potere sarà sempre di più legato al controllo e all’elaborazione delle informazioni di tutto il Pianeta. Del resto l’affermazione del primato materiale e simbolico della tecnologia informatica arriva da lontano. Infatti proprio quest’anno ricorrono i quarant’anni del primo vero personal computer. Del resto, era il 12 agosto del 1981 quando al Waldorf Astoria Hotel di New York fu presentato il modello 5150, il personal computer di IBM che avrebbe rivoluzionato la storia dell’informatica, cambiando il modo di lavorare di milioni di persone. E forse non a caso, a quarant’anni di distanza da quella data, la più anziana e tra le maggiori aziende al mondo presenti nel settore informatico ha annunciato, per il 2023, il lancio di IBM Quantum Condor, il primo computer quantistico.  

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