Un mare di sangue

Pubblicità

Di

Nel 2021 lascia perplessi tutti noi, al saldo della carneficina, il perché le isole Faroe proseguano nel massacro di balene pilota e delfini. Quest’anno, l’annuale caccia che avviene con un permesso speciale è finita con un’ecatombe che pochi comprendono, con l’uccisione di 1500 cetacei.

Una cifra assurda anche per una mattanza annuale, che di solito si assesta intorno ai 900 capi.

E sì che la Danimarca, di cui le Faroe sono un protettorato, è uno dei Paesi ambientalmente più all’avanguardia. 

L’isola di Bornholm è, per esempio, stata definita nel 2020 come la più sostenibile d’Europa. La Danimarca è anche il paese ideale per i ciclisti, le piste ciclabili sono frequentissime e i percorsi sono tra i più lunghi d’Europa, basti pensare che il 90% dei danesi ha una bicicletta mentre solo il 40% degli abitanti della capitale, Copenaghen, possiede un’auto. Il Paese sta eliminando i combustibili fossili, è all’avanguardia per l’eolico, che attualmente produce il 45% dell’energia totale. La Danimarca è inoltre il maggior consumatore di cibi biologici in Europa, battuta solo dalla Svizzera.

Ecco perché non si riesce a capire, (e la scusante della consuetudine culturale fa ormai la ruggine) il perché si continui a uccidere mammiferi marini che dovrebbero essere protetti. Paul Watson, fondatore e presidente dell’ONG Sea Shepherd* ha scritto nel 2020 su Facebook:

“Nonostante una pandemia globale, gli psicopatici assetati di sangue nelle Isole Faroe danesi continuano le loro spietate uccisioni in serie. In un mondo sull’orlo del collasso ecologico, combattendo una pandemia globale e affrontando un futuro incerto a causa di cambiamenti climatici imprevedibili, gli ignoranti e gli arroganti in questo territorio danese non stanno lasciando che le realtà ecologiche rovinino la loro orribile ossessione per l’omicidio sadico”.

Scrivevamo già anni fa, visto che la cruenta mattanza si tiene da centinaia di anni:

“Nel 1298, alle isole Faroe, protettorato danese, fu stilato un documento, lo “Sheep Letter”. Esso stabiliva e includeva leggi che limitavano il numero delle uccisioni di balene. Nel XIX secolo, il Parlamento faroerese decide di rendere più rigide le regole relative alla caccia dei globicefali, perché in effetti parliamo di balene, ma quelli che si cacciano alle Faroe sono grossi delfini, chiamati anche balene pilota. Già nel 1907 – dunque parliamo di 108 anni fa – il Parlamento danese stese una bozza di legge per evitarne l’estinzione.” (leggi qui sotto)

Come sono intollerabili le corride, i combattimenti tra cani, la caccia alla volpe, lo è anche questa caccia – o massacro, perché di caccia ha ben poco – in cui l’uomo sembra far emergere il suo lato più crudele e intollerante nei confronti delle altre specie. Ma come avviene la caccia? Lo ascoltiamo dalle parole di Siegert, Faroese che ha rilasciato un’intervista a “La Stampa”:

“Quando un branco di balene, per lo meno una trentina, viene avvistato nelle acque basse vicino la costa si avvisano le autorità e la gente del posto scende in spiaggia. Arrivano di solito tra le mille e le duemila persone. C’è chi sta sulle barche, che formano un semicerchio intorno al branco e lo spingono verso la costa, e chi aspetta sulla spiaggia per tirarle su”.

Alla caccia partecipano tutti gli abitanti, che poi si dividono il bottino. Il consumo di carne di balena, che rimane sulle Faroe, deve però essere limitato, visto l’alto contenuto di mercurio della carne.

Bisogna rispettare le abitudini e le culture altrui, bisogna anche però rendersi conto che il mondo sta cambiando e che tutti gli ecosistemi sono in pericolo. Ma soprattutto, dobbiamo renderci conto tutti noi, che un limite alle uccisioni e al consumo di carne va limitato. È una questione di sopravvivenza della specie. Un recente studio, ha sancito che dovrebbe essere eliminato almeno un terzo dei bovini per ridurre l’apporto di CO2.

Tutto è collegato, il poco rispetto, le abitudini sbagliate, le montagne di rifiuti, le emissioni di anidride carbonica. Un altro studio di qualche anno fa riponeva nelle balene la speranza di ridurre le emissioni:

“E proprio le balene, secondo gli studi dell’FMI e studi australiani, potrebbero essere la soluzione a basso costo per eliminare i miliardi di tonnellate di CO2, per due motivi: il primo è che una grande balena è in grado di assorbire, durante la sua vita, 33 tonnellate di carbonio. Una volta morta la balena affonda e il corpo precipita sul fondo oceanico, dove il carbonio sostiene l’ecosistema abissale e si mescola coi sedimenti marini.” (leggi qui sotto)

Anche alle Faroe cominciano forse a rendersene conto. È stato un grande errore”, ha dichiarato il presidente dell’associazione dei balenieri Olavur Sjurdarberg. Secondo i media locali, la reazione della popolazione stessa delle isole è stata “…di smarrimento e shock a causa del numero straordinariamente grande di delfini uccisi.”

Dovremmo rispettare e amare il mondo che ci circonda, ma sono le solite frasi retoriche. Forse l’uomo capirà, o forse trascinerà il pianeta nel baratro con la sua stupidità. 

*La Sea Shepherd Conservation Society è un’organizzazione senza scopo di lucro che si occupa della salvaguardia della fauna ittica e degli ambienti marini ed è registrata negli Stati Uniti

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!