300’000 km in più di auto

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In Ticino il traffico è una costante. Costante che, complici incidenti, turisti, imbottigliamenti e lavori in corso, è diventato esasperante, da Mendrisio a Locarno. Un problema già serio è diventato, soprattutto dall’estate in via, con l’avvento di numerosi turisti, decisamente tragico. Inoltre le recenti disavventure del ministro del territorio Zali, rimasto bloccato anche lui nel traffico, ripropongono il problema.

Giuro è la verità. Può sembrare una storia inventata ma non lo è.

Domenica pomeriggio. Si viaggia – lentamente – sul lungolago di Locarno. In testa alla coda c’è uno svizzero tedesco alla guida di una cabriolet. Ci stiamo avvicinando all’imbarcadero. Il semaforo è verde. I pedoni sono sul marciapiedi in attesa che il loro semaforo dia il via libera.

Cosa fa il nostro intrepido automobilista? Non è che rallenta (cosa di per sé difficile visto che avanza a poco più di 30 km/h), no, si ferma ad almeno 50-70 metri dal passaggio pedonale. Ripeto, perché non ci credete; si ferma. Anche i pedoni sono perplessi e fanno fatica a capire. Le auto dietro evidentemente strombazzano (molto gentilmente, troppo gentilmente). Io sono in moto. Mi affianco all’intrepido automobilista. Lo mando a quel paese – non tanto gentilmente – e me vado.

Direte: va beh, è un caso isolato. Sicuri? Cosa ne dite dei sempre più numerosi automobilisti che avanzano imperterriti a 5-10 km/h in meno rispetto al limite consentito? O di coloro che al semaforo aspettano che diventi verde, accendono il motore e partono, il secondo naturalmente aspetta che il primo sia ormai in viaggio e poi anche lui accende il motore e parte, così come il terzo e il quarto …. si ferma al semaforo tornato rosso. 

O coloro che con il bel tempo tolgono dal garage il loro “bolide d’epoca” e se vanno in giro tranquillamente, ammirando il paesaggio, indifferenti alle code che si formano dietro di loro. Avrei molti altri esempi, ma termino con una categoria tutta particolare: quelli che si fermano alle rotonde. Le rotonde sono state inventate dagli inglesi per fluidificare il traffico, con precedenza da sinistra (da noi). Ottima idea, salvo che poi puoi pensare che siccome è un’invenzione inglese, ci sia il trucco e quindi prima di entrarvi bisogna comunque rallentare o addirittura fermarsi (anche se nella rotonda non c’è nessuno) perché non si sa mai … Quindi ogni auto che rallenta (o ogni autocarro che naturalmente più affrontarla sono a velocità ridotta) le code aumentano, aumentano e diventano permanenti.

Promesso, l’ultima. L’onda verde che dovrebbe permetterci di avanzare a una velocità costante, trovando i semafori sempre liberi. Vi prego, se avete capito a che c…o di velocità bisogna andare fatemelo sapere, perché io trovo sempre rosso, indipendente dalla velocità.  Sarà che i semafori intelligenti si divertono a prenderci per il culo?

La realtà è che l’automobile è una tecnologia obsoleta, vecchia di oltre 100 anni. Tralasciando l’evidente il problema ambientale, è pensata per trasportare dal punto A al punto B, 4-5 persone, ma nella grande maggioranza dei casi (attorno al 90%) viene occupata da una sola persona e questo per la maggior parte del tempo. Ma non è finita qui. La prima Fiat 500 era lunga 2,97 metri e larga 1,32. Il famoso maggiolino della VW era un po’ più grande, un po’ meno di 4 metri così come la famosa 2CV che arriva a 3.80 metri. Oggi l’Audi A4 (modello molto diffuso) raggiunge i 4.80 metri, la Porsche Cayenne è di poco inferiore ai 5 metri e la diffusissima VW Golf è circa 4.30 metri. Mediamente possiamo dire che oggi le auto sono circa un metro più lunghe (e più larghe). 

Questo significa che 100 auto di oggi occupano uno spazio di 100 metri più lungo rispetto a 50 anni fa. Non sembra poi molto, ma se pensiamo che in Europa circolano circa 300 milioni di automobili il maggiore spazio (sempre in lunghezza) richiesto è di 300’000 km in più di strade. Evidentemente negli ultimi 50 anni in Europa non sono state aggiunti 300’000 di km di strade e dunque ecco spiegato perché siamo sempre in colonna (oltre al contributo degli automobilisti descritti sopra).

Naturalmente abbiamo tralasciato gli autocarri sempre più numerosi e più lunghi a seguito del modello economico adottato a partire dagli anni ’80 (il famoso just-in-time); ma questo è un altro tema che affronterò magari in un altro capitolino.

Io ho risolto il problema in due modi: cercando di utilizzare l’auto il meno possibile e sostituendola con la moto (quando possibile). Ma la moto diventa interessante solo se non rispetti sistematicamente le regole della circolazione. Si, perché la legge sulla circolazione equipara la moto alle automobili e quindi in teoria dovresti rimanere in coda come tutti, non potresti sorpassare né a destra né a sinistra e naturalmente non potresti usufruire delle corsie di bus e taxi anche quando sono completamente libere. 

Poi nella realtà si fa come si può perché rimanere dietro un’automobile ferma con il motore acceso, non è che sia una delle esperienze più sublimi della strada. E quindi chi se né frega delle regole. Io utilizzo la moto per non perdere tempo in maniera assurda.

E avete mai calcolato il tempo perso in auto? Ore ogni settimana, giorni ogni anno. E allora come fare a recuperare? Semplice, utilizzando il cellulare quando si è alla guida, cosa ben più pericolosa, a mio parere, della moto che sorpassa in coda.

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