5G, tra sabotaggi e prudenza

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Mentre in Gran Consiglio, la settimana scorsa, si riproponevano discussioni già viste e sentite altrove e il parlamento ticinese bocciava una moratoria sul 5G, dicendo no a un’iniziativa cantonale per chiedere uno stop a livello federale, nelle stesse ore veniva reso noto uno studio che evidenzia come finora, solo in Europa, siano stati quasi 300 gli attacchi contro le antenne 5G. Un numero che si riferisce soltanto ai sabotaggi avvenuti nel 2020, con i picchi più alti verificatisi nel corso dei mesi più pesanti della pandemia. 

Un numero impressionante di danneggiamenti che ci racconta piuttosto bene quali siano le conseguenze delle fake news e delle teorie del complotto legate proprio alla tecnologia 5G. Da parecchio tempo ormai, queste reti di telefonia mobile, sono nel mirino di chi, dalle scie chimiche in avanti, è convinto che vi sia un piano a livello globale per assoggettarci al potere o, peggio, per renderci schiavi. 

Fra le teorie che ancora oggi vanno per la maggiore ce ne sono pure un paio che uniscono i fili tra 5G e Covid-19 dicendo che, se non è il 5G la causa della malattia, di sicuro le radiazioni prodotte da questo tipo di reti indeboliscono il nostro sistema immunitario spalancando così la porta al virus e a un decorso fatale.Anche nell’aula del Gran consiglio ticinese c’è chi ha affermato che, allo stato attuale delle cose, non ci sono le dovute certezze sulla non pericolosità di questa tecnologia sulle persone e sull’ambiante. 

Cosa che invece si sa benissimo dato che i risultati degli studi scientifici, condotti in questo ambito, sono noti da tempo. E non parlano certo di gravi rischi per la salute o di quale altro pericolo da poter giustificare una sommossa a livello globale. Ecco perché la maggioranza del Gran Consiglio non ha ritenuto opportuno chiedere una moratoria, soprattutto considerando la prudenza avuta fin qui nell’approccio al 5G. Eppure le proteste non si placano.

Solo nei primi tre mesi del 2021, in Europa, ci sono stati ben 30 attacchi contro i ripetitori 5G. Oltre ad incendiare le antenne si sono registrati anche diversi episodi di violenza nei confronti di lavoratori addetti alla posa o alla manutenzione di queste antenne. E la pandemia è stata il detonatore perfetto per far esplodere paranoie e follia, anche se nessuna delle tesi che demonizzano questo tipo di tecnologia abbia dalla sua uno straccio di base scientifica che si possa ritenere solida. Eppure il tam tam, alimentato ad arte da internet e dai social, non si è fermato un secondo. E in cosa si è tramutato tutto questo?

Ad un assalto a livello globale delle antenne e degli impianti 5G. Alle autorità che ne hanno permesso la posa. A riprova della potenza dirompente che certa disinformazione può avere. Dai vaccini al 5G, passando per altri aspetti pratici del nostro vivere quotidiano, ci troviamo di fronte al disastro prodotto dalle fake news negli ambiti più disparati. Viviamo in un’epoca che ci bombarda d’informazioni, eppure l’informazione non è conoscenza. Tantomeno lo è quando si poggia su di un castello di sabbia. Sulla superstizione che alimenta conflitti, paure e ignoranza. E forse, non a caso, l’Organizzazione mondiale della sanità è stata costretta ad aggiungere proprio le bufale sul 5G alla sua lista di fake news sul nuovo Coronavirus.

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