Alex, il mio miglior maestro

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Il primo ricordo di Alex risale a oltre 40 anni fa. Era venuto a cena come accompagnatore di una collega di mia madre. Stavamo giocando a ping-pong quando la pallina gli cadde su un piede. Cominciò a saltellare sul piede “buono” tenendosi quello devastato dalla pallina da ping-pong dicendo: “Ahia! Ahia! Mi faceva già male!”.

Avevo circa 13 anni e avevo la faccia di un tredicenne un po’ tardo (Dio. Cosa avrò fatto?) che vede una scena del genere. Poi lui scoppiò a ridere. Fu un sollievo (non ho colpe!). Ricordo un altro paio di cene dove si parlava di servizio militare e obiezione di coscienza. Per fortuna mia, su quel punto non andavamo affatto d’accordo e m’insegnò (presto) che si poteva essere radicalmente “contro” senza necessariamente essere nemici.

Ci perdemmo di vista quando avevo 15 anni.

Lo ritrovai una decina di anni dopo. Ero alla 15 della “i” e stavo dormendo alla grande. Quello che pochi sanno è che un carcere è un ambiente estremamente rumoroso; per potermi concentrare studiavo tutta la notte e dormivo il più possibile di giorno. Ricordo che verso le 9 mi dissero di prepararmi perché ero atteso in direzione. Dissi di sì e mi girai dall’altra parte. Finì che mi portarono in direzione in pigiama. Non mi ero neppure lavato i denti!

Erano le 10.30 del mattino di un giorno imprecisato del novembre del ’86 quando rividi Alex e, siccome eravamo alla Stampa, mi venne spontaneo chiedergli cosa avesse fatto… abitavo a Ginevra e ignoravo molto del Ticino, anche il nome del direttore dell’istituto penitenziario dove ero detenuto.

Quattro anni dopo mi appoggiò quando, lasciando tutti a bocca aperta, mandai a puttane una promettente carriera di geologo, e mi iscrissi alla facoltà di criminologia. Facoltà che pretendeva la fedina penale pulita da chi si presentava per accedere agli studi. Fu Alex, esperto agli esami di criminologia, che garantì al professor Killias che malgrado la condanna, si trattava di una semplice obiezione al servizio militare.

Fui ammesso.

Alex ed io ci siamo sempre trovati con idee contrapposte su dei principi che ognuno di noi riteneva fondamentali; io sono stato condannato alla galera per rifiuto di servizio, rifiuto di pagare le tasse militari, rifiuto di partecipare alla protezione civile. Lui era uno di quelli che riteneva giusto condannarmi perché così le leggi pretendevano (poi si ritrovò con un figlio obiettore di coscienza; Dio, quanto ho riso quel giorno!).

Le posizioni erano chiare; stava a noi decidere se litigare, ma con Alex era difficile (non impossibile), ed era decisamente più interessante discuterci. Andammo avanti a frequentarci e una sera ci invitò a cena. In quell’occasione rividi anche la collega di mia madre, che nel frattempo era diventata la signora Pedrazzini. Fu la prima e ne seguirono altre, durante le quali abbiamo avuto modo anche di condividere e scambiare studi, letteratura e esperienze.

Era divertente, avevamo finalmente rafforzato quello che ci univa e Alex, nell’ambito della criminologia, è stato il mio miglior Maestro.

Michel Venturelli

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