Caos elettricità, materie prime e chip

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Sarà forse per il bisogno d’immaginarci scenari che reggano con la pandemia, cioè roba da palati forti. Sarà che la pandemia c’ha abituato a sapori robusti e a pensieri per nulla rassicuranti. Fatto sta che ciò che stiamo vivendo ultimamente e le previsioni di ciò che ci aspetta sono tutt’altro che rosee. Dalla penuria di elettricità con l’inevitabile rischio blackout, alle materie prime che a partire da legno e carta già scarseggiano, così come pure le componenti automobilistiche, chip in primis. Certo proprio loro, ma senza esse. Quindi nulla a che fare con le pommes frites. E c’è poco da scherzare. Perché visto ciò che ci aspetta, siamo davvero fritti.

Prima buona notizia. Lo sappiamo, la Confederazione ha rotto con l’Europa. Niente accordo quadro. Peccato però, caro Cassis del Cassis, che la Confederazione dipenda dal punto di vista energetico, in parte, proprio dall’Europa. A Berna così è suonata la sveglia. Nei giorni scorsi trentamila aziende sono state informate del piano d’emergenza da adottare in caso di carenza di elettricità. Manco fossimo in Libano, se la fornitura elettrica dovesse andare a singhiozzo, ci toccherà fare a meno di scale mobili, piscine e condizionatori. Così c’è già chi torna di nuovo a cavalcare il cavalluccio dell’energia e delle centrali nucleari.

C’è poi, al di là di una mancanza di materie prime e di una fornitura garantita a singhiozzo, un problema che riguarda i chip. Una penuria nelle forniture che potrebbe durare anni, a dirlo è l’amministratore delegato di Intel, tra i leader mondiale nelle produzione di circuiti integrati. Ci vorrà del tempo per risolvere la carenza globale di semiconduttori in corso. Un problema, che ha rallentato le case automobilistiche e anche alcune società d’elettronica. A quanto pare, il telelavoro e la didattica a distanza, hanno portato a un boom di richieste di semiconduttori che ha mandato in tilt la catena di approvvigionamento a livello globale. 

Anche in Ticino i tempi d’attesa per avere un’auto nuova si sono fatti biblici, dato che la mancanza di chip ha messo anche un freno nella produzione di autovetture. “Mesi neri in arrivo, non abbiamo più veicoli”, ha tuonato Roberto Bonfanti presidente della sezione ticinese dell’Unione svizzera dei professionisti dell’automobile. A quanto pare, a causa della pandemia, mancano pezzi. “Abbiamo davanti un periodo più nero di quello che potevamo immaginarci”, ha aggiunto Bonfanti. Una preoccupazione che riguarda la vendita di auto nuove e degli stock che potrebbero finire entro dicembre.

Detto ciò, credo che di fronte a tutto questo, più che farsi prendere dall’ansia o dal panico, s’imponga una riflessione più generale. Ma davvero vogliamo continuare a vivere al di sopra delle nostre possibilità? Convinti che l’acquisto di un’auto nuova fiammante sia l’obiettivo per cui vale la pena vivere? Non scherziamo. Che prima o poi avremmo dovuto rallentare era scritto nelle cose. Per troppo tempo abbiamo tirato la corda, finché un bel giorno la corda si è rotta. Quel giorno è arrivato. che poi, se prima per l’arrivo dell’auto nuova dovevamo aspettare due mesi, oggi tocca attenderne otto. Forse dodici. Davvero, datemi retta, l’Apocalisse è un’altra roba.

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