Carlo Collodi, il “Signor” delle innocenti bugie

Pubblicità

Di

Proprio all’apice del suo successo, come spesso accade nelle prese per il naso di tante esistenze, se ne andava, ieri 26 ottobre del 1890, Carlo Collodi, geniale creatore di quel Pinocchio tradotto in oltre 200 lingue, a parer mio radiografato, analizzato, soppesato, stragiudicato, commentato e chirurgicamente sezionato da una valanga di critici, di recensori, di psicologi, di sociologi, di psichiatri e di “burattinologi”  al punto da irritare un filino chi, come me, ama le cose semplici che sono come sono e basta.

Carlo Collodi è lo pseudonimo di Carlo Lorenzini e già questo particolare giustifica lo sconfinato amore dell’autore per il macrocosmo delle signore bugie, delle bubbole e degli innocenti inganni.

“Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino” trovò la sua prima pubblicazione, rigorosamente a  puntate sul “Giornale per i bambini”, per indossare un paio di anni dopo l’abito di un libro, particolare e ipnotico, arricchito dalle belle illustrazioni di Enrico Mazzanti.

Il volume riscosse immediatamente un rapsodico successo e le ristampe si moltiplicarono quasi miracolosamente, forse grazie alle magiche attenzioni della Fata Turchina, ma certo per le passioni che era riuscito a scatenare fra piccini e grandi, poiché i grandi lo carpivano ai piccini mentre i piccini lo nascondevano ai grandi, in un guazzabuglio di euforia che il Grillo-parlante avrebbe volentieri omologata come ” Febbre da grulli”, ma questa è un’altra faccenda.

Pinocchio è una rigenerante e serrata rincorsa all’invenzione continua, alla trovata del “chi l’avrebbe pensata?”, all’espediente inaspettato e alla sorpresa della pagina dopo, sempre scritta sulla punta di una penna estrosa e ballerina con un tutù di fosforo.

Attorno al capolavoro del Doppio Carlo – Collodi o Lorenzini poco importa- orbita una leggenda fantasiosa o forse plausibile , a seconda del naso che l ‘avrebbe fiutata: lo scritto sarebbe nato in una sola notte , di tutta fretta per soddisfare certi pressanti debiti di gioco, e qui il Gatto e la Volpe potrebbero irrompere sulla scena per dire la loro, visto che i personaggi della finzione tendono all’immortalità mentre gli autori, alla fine delle loro fatiche, semplicemente giacciono.

A noi resta la maestosità di un gioiello che sfida le corse dissennate del tempo e i colpi di maglio dell’oblio, dentro le avventure, a bussola impazzita, di una legnosa entità che da burattino si converte in ragazzo  folletto, percorrendo le trafficate vie dove si intersecano fiaba e realtà, in una continua germinazione di quella rarefatta dimensione del non definito che appartiene, a pieno diritto, alla stato infantile.

Personalmente la mia viscerale simpatia corre ad abbracciare quel falegname squattrinato che porta il nome schiodato di Mastro Antonio per trasmigrare nei panni di Mastro Ciliegia, per il colore del suo naso.

Già da piccolo, la suggestione mi restituiva il profumo dei trucioli che si vaporizzavano nel suo misero laboratorio mentre lui metteva mano agli arnesi per modellare una gamba di tavolino da un semplice pezzo di legno da catasta, sublimando la magia di una vocina sottile sottile che sgusciava da un tronco appena abbozzato “Non mi picchiar tanto forte!”.

E papà Geppetto era in procinto di regalare all’umanità  uno dei personaggi più vivi e pulsanti della letteratura infantile di ogni paese.

Già mi fermerei, rimandandovi, se ve ne torna il bernoccolo, a quei trentasei capitoletti dove le buone intenzioni scolastiche di un balosso seriale si squagliano per via di “una lontana musica di pifferi e di colpi di gran cassa : pì- pì-pì – zum-zum-zum”

Intanto il burattinaio Mangiafuoco, un omone che sotto un aspetto terribile cela un cuore d’oro, mi fa pervenire cinque monete d’oro, affinché io le consegni all’indigente Geppetto.

Ma ancora una volta i virtuosi proponimenti finiscono in vacca, e io svicolo dalle pagine di un’impellente impiccagione dalle parti della Quercia grande dopo aver ignorato i profumi dell’Osteria del Gambero Rosso, per rifugiarmi dalla Bella Bambina dai Capelli Turchini che mi presenta fra l’altro tre valentissimi medici : Il Corvo, la Civetta e il Grillo ( parlante).  

Non c’è forse un quartino di Pinocchio in molti di noi, quotidianamente disposti  a scivolare sul piano inclinato delle passioni che nel paese degli Acchiappa-Citrulli prendono il nome di scatenate tentazioni?

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!