Case anziani e disagio: le testimonianze

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Le case per anziani, troppo spesso non sembrano luoghi salubri, soprattutto per chi ci lavora. La recente polemica sugli istituti leventinesi, ripropone una questione che fa dubitare soprattutto della leadership che dovrebbe regolare i rapporti tra quadri e dipendenti.

Sgomberiamo il campo dai dubbi. Nel settore sociosanitario legato agli anziani, ci sono ottimi professionisti, persone in gamba, empatiche e capaci di grande attenzione verso gli utenti anziani. 

Fatto sta, che una lettera aperta dei dipendenti di tre istituti lamentano comportamenti prevaricatori da parte di due figure. Leggiamo dalla lettera:

“ Stiamo vivendo, dall’inizio del 2020, una situazione lavorativa al limite dell’assurdo. I due personaggi che creano i malumori e i disservizi che in seguito vi andremo ad elencare sono il responsabile e coordinatore cure e la responsabile qualità” -e ancora- ““ Siamo costantemente confrontati con un sovraccarico di lavoro, di richieste extra per copertura turni. Ci sono le prove di tutto questo, basta guardare le tabelle degli orari. Siamo esausti a causa della mancata sostituzione degli operatori che sono assenti per malattie brevi o lunghe, infortuni, trasferimenti tra le sedi oppure… le dimissioni”. (…)“ Le dimissioni di tre coordinatori di reparto in pochi mesi e le continue dimissioni da parte del personale (anche neo-assunto) generano tante domande, anche tra i famigliari dei residenti e tra i degenti stessi”

Insomma, turni assurdi, mobbing, sospetti di nepotismo. Una situazione seria evidenziata anche dai sindacati VPOD e OCST in un comunicato congiunto:

“… i Sindacati OCST e VPOD si sono incontrati venerdì 1. ottobre con la Commissione del personale dell’Istituto Leventinese per anziani Santa Croce.

Alla luce delle preoccupazioni emerse, che riguardano il clima di lavoro e lo stile di gestione, Commissione del personale e Sindacati OCST e VPOD hanno inviato una richiesta urgente di incontro alla Direzione dell’Istituto Leventinese per anziani Santa Croce, chiedendo la presenza anche di alcuni rappresentanti della Delegazione del Consorzio: l’obiettivo è di fare chiarezza sulla situazione e di trovare soluzioni per ridare serenità all’ambiente di lavoro nell’interesse del personale e dei residenti.”

Perché a pagare poi questi problemi, oltre al personale, sono gli anziani residente. Problemi simili avevano travagliato l’istituto San Carlo di Locarno, una situazione incresciosa trascinatasi per lungo tempo. (leggi qui sotto)

Abbiamo sentito una persona che aveva in degenza una parente in uno degli istituti per capire meglio. Giovanna (nome di fantasia) non si stupisce più di tanto, conferma la tesi del personale super stressato che spesso rispondeva male. Giovanna ci racconta: 

“ quando chiamavo mia mamma al telefono, visto che aveva l’alzheimer, spesso lasciava staccata la cornetta, io telefonavo allora al piano per avvisare, e mi capitava di sentirmi rispondere “ non ho tempo, ho un sacco da fare e sono da sola”. Però li capisco, erano in pochi a gestire un piano. 

L’impressione inoltre è che la gestione, da parte della direzione, fosse totalmente assente: quando si ponevano dei problemi ci si sentiva rispondere “ si si, vedremo” ma non succedeva mai nulla.”

Nonostante tutto Giovanna ci tiene a dire che difende il personale perché lo ha visto spesso molto stressato, parla di cambi di turni senza che il personale venisse avvisato e di pressioni indebite se non c’era la disponibilità da parte del dipendente. Insomma: se non ti va, quella è la porta.

Una mancanza di leadership, tagli di fondi e troppa autonomia dei capi reparto, portano a un problema serio: lo stress del personale, si riflette poi sui pazienti, che vengono giocoforza trattati sbrigativamente e in modo superficiale.

A confermare la testimonianza anche Maria (anche questo nome fittizio) che alla domanda se ha percepito il disagio del personale, risponde: 

“Certo che abbiamo percepito il disagio. Io sono andata a lamentarmi diverse volte, mancava la sensibilità verso gli ospiti. Ho saputo dopo mesi che mio padre era anchilosato. Ho anche litigato col capo cura, quello citato nella lettera dei dipendenti. Ricordo che mi ha risposto: “Se non le va bene così venga su lei a dirigere la casa”, io gli dissi che era lui che doveva farlo e che vedevo moltissimo malcontento da parte del personale.

Una volta un membro del personale mi ha raccontato: “ …dopo i 90 anni non facciamo più niente, è già bello che gli diamo da mangiare”. Erano tutti esasperati.”

A mio parere, visto che mio padre è stato degente per lungo tempo, c’è un problema di quadri. Figure che sono nate negli anni, una serie di quadri che non sono serviti a nulla se non a peggiorare la situazione. E inutile che fanno i controlli di qualità se manca l’empatia e la voglia di occuparsi delle persone.”

In queste due testimonianze però traspare, nonostante tutto, una solidarietà e una comprensione per le condizioni estreme in cui si è trovato ad agire il personale che non viene ritenuto responsabile, dalle due donne, delle condizioni della struttura.

La speranza ora e che questa situazione si risolva al più presto, dando garanzie al personale delle case di riposo e riportando le condizioni al loro livello ottimale, unica garanzia per gli anziani che lì risiedono.

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