Corea del Nord: missili per cena?

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La Corea del Nord, nell’ambito del suo ambizioso e lievitante potenziamento di inquietanti arsenali di “difesa aggressiva”, ha aggiunto un pezzo da novanta al suo patrimonio bellico: l’annuncio, carico di  trionfalismo, è stato lanciato dai media statali “La Repubblica Democratica Popolare di Corea ha testato un missile antiaereo di recente sviluppo  il 30 settembre”

La Korean Central News Agency enfatizza gli esperimenti “non commestibili” mentre serpeggiano allarmanti notizie di gravi problemi dovuti ad una produzione alimentare insufficiente e alla endemica carenza di medicinali, inclusi i vaccini anti Coronavirus.

Il ripetitivo monotono motto si conferma con malinconica regolarità: “Più missili e meno riso” , come se il riso abbondasse, alla faccia delle buone intenzioni espresse dall’inviato di Pyongyang all’ Onu per la primissima volta, nell’ambito del Forum politico sullo sviluppo sostenibile.

Qualcuna ricorda la mussoliniana domanda del duce agli italiani? “Volete burro o cannoni?” Certa retorica è sempre uguale a se stessa.

Dai dati comunicati, figli di una pianificazione che zoppica alla grande, si apprende che il piano per la produzione cerealicola nel Paese è largamente naufragato, fallendo l’obbiettivo plausibile da 7 milioni di tonnellate annue in realtà ampiamente inferiori.

D’altro canto, consultando le relazioni del World Food Programme elaborate dalle Nazioni Unite, spicca il particolare che quantifica nel 40% la quota della popolazione coreana in sofferenza alimentare, dando la stura a “insicurezza alimentare e a una malnutrizione fortemente diffuse”.

L’aspetto sanitario evoca pianti greci, non supportato oltretutto dai più elementari dati statistici che riassumano adeguatamente la carenza di acqua e le varie problematiche sanitarie che lasciano intuire un montante tasso di mortalità. 

La Corea del Nord, al di là dei periodici lanci di missili ipersonici e di razzi e controrazzi, nel miraggio di un fiabesco ruolo di nazione che flirta con l’immagine del draghetto atomico, affronta con disarmata determinazione la mancanza di personale medico, di tecnologie per l’adeguata produzione di medicinali di base e di decenti attrezzature mediche.

La notevole carenza di energia e di materie prime sta soffocando l’espansione dell’industria manifatturiera e il divieto dell’uso del jeans viene a compensare ufficialmente la latitanza di cibo e di merci varie nei rarefatti punti vendita, desolatamente poveri di mercanzie e nel contempo dominati da cartelli carichi di moniti minacciosi.

Manca sempre di più il conforto della pagnotta, sotto il pesante tallone “dell’indipendenza ,della pace e dell’amicizia” nel miraggio di “relazioni amichevoli e cooperative con tutti i Paesi amici” .

Intanto il leader massimo approfondisce il progetto di elicotteri da offesa e da difesa, incavolandosi per l’inadeguatezza dei limitatori di flappeggio e contestando l’alloggiamento del serbatoio carburante.

E se la propaganda occidentale fa il suo lavoro, di certo la Corea del nord non è il paradiso del socialismo, ma il simulacro di una monarchia che alla terza generazione, usa un ideologia politica per continuare a farsi i propri porci comodi.

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