Credit Suisse nell’occhio del ciclone… per corruzione

Pubblicità

Di

Dalla Reuters giunge una notizia fresca come un salutare trancio di tonno, non sapremmo se di tipo pinna gialla o ala lunga intrappolati nella rete dei brulicanti branchi della alta finanza che si muove sott’acqua, qualche volta incagliandosi in qualche clamorosa bassa marea. il Credit Suisse Group dovrà pagare circa 475 milioni di dollari alle autorità americane e britanniche per appianare un caso di corruzione e frode da 2 miliardi di verdoni, mica lische di pesce.

La cosa si somma alla serie di disavventure recenti dell’istituto bancario. A inizio anno una truffa e una perdita di 4 miliardi di franchi (leggi qui sotto).

Mentre nel 2019, una guerra intestina a colpi di Sgambetti, bisticci, pedinamenti, ripicche e accuse di spionaggio, avevano portato alle dimissioni di uno dei suoi boss. Pierre-Olivier Bouée. (leggi qui sotto)

La vicenda, maledettamente pesante, si è sviluppata in Mozambico, nazione che dopo un produttivo periodo di crescita e di ricostruzione post-bellica, dopo quasi vent’anni di guerra civile, si è incagliata negli ingarbugliati  ritardi dei piani estrattivi del gas nel bacino del Rovuma e nelle tortuose dinamiche delle logistiche relative al trasporto del carbone verso i porti dell’Oceano Indiano .

Con il “tuna bond”, il Credit Suisse ha pensato bene di riportare alla cronaca l’attenzione dello Stato africano dell’Africa orientale, dando la stura a un’intricata operazione di architettura finanziaria che pare essersi rivelata un efficiente boomerang che viene ad arricchire i lividi di ritorno delle svariate crisi che hanno intasato le stanze dei bottoni del gruppo negli ultimi anni.

Le accuse statunitensi e britanniche sono una colata di piombo rovente e riguardano 1 miliardo rotondo di dollari sfociati in offerte di bond affiancati a un prestito sindacato che l’istituto elvetico avrebbe contribuito a strutturare negli anni che vanno dal 2013 al 2016 ” per finanziare un progetto nel settore della pesca del tonno in Mozambico”.

Il problema, alla faccia del carpaccio del pescato di giornata, nasce dal fatto che una gran parte dei proventi sono stati magistralmente direzionati – attraverso robuste tangenti neppure sfioranti una linea di condotta retta-  verso gli allegri banchieri di Credi Suisse e i giubilanti funzionari del Mozambico.

L’addendum voluminoso trova l’incarnazione in tre ex gnomi della creativa banca che, unitamente a due dinamici intermediari e a tre funzionari del governo africano, sono incappati nell’iceberg di una accusa di ” riciclaggio di denaro e frode agli investitori statunitensi” coinvolti nelle adesioni ai prestiti obbligazionari emessi sotto il segno della professionale prestidigitazione.

Almeno 200 milioni di dollari avrebbero imboccato inediti scivoli convoglianti danaro facile facile nei forzieri degli otto imputati che si sono dichiarati colpevoli nell’anno 2019, dopo una discreta spremitura nella fase di pressanti indagini .

Intanto il giudice dell’Alta Corte che ha coordinato la causa londinese per la quota dei bond truffaldini finiti nei dossier dei risparmiatori britannici ha preannunciato l’apertura di un processo nel settembre del 2023.

Uno scabroso scandalo deflagrato otto anni fa riaffiora, confermando che il sonno del tonno ha pur sempre un termine: e aggiunge bacchettate  alle contorsioni della banca svizzera che ancora  sta leccandosi le ferite per la debacle del family office  “Archegos Capital”  , laidamente sgretolatosi nella scorsa primavera.

Il danaro, preso in prestito dagli investitori internazionali sotto il nobile intento di finanziare progetti marittimi, è risultato bersaglio di un reflusso patrimoniale che implementa l’acidità di conclamate carenze  insite nel sistema.

Voci di correnti oceaniche sciabordano gli strani comportamenti di un tonno rosso dalla coda a semiluna che sembra abbia aggiunto ulteriore cospicuo rossore alle sue squame, forse in un impeto di incavolatura per tutto quel liquame scaricato in mare.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!