Ddl Zan: o tutto o niente. E vinse il niente

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Non c’è dubbio. Ciò a cui abbiamo assistito mercoledì al Senato italiano, col blocco della legge contro l’omotransfobia, rappresenta una delle pagine più buie per i diritti civili – e la Storia – della vicina Penisola. La Sinistra, in questo fallimento politico ha le sue responsabilità e deve iniziare a porsi qualche domanda.

“Il mio cuore è a pezzi”

“Ho appena saputo quanto successo in Parlamento. Il nostro Paese ha deciso di non tutelarci. Non potete capire il dolore che sto provando ora”.

“Oggi l’Italia ha deciso che per lei noi siamo cittadini di serie B. Sono senza parole”.

Questi sono solo alcuni dei tanti, innumerevoli, messaggi apparsi sui social e sotto articoli riguardanti l’approvazione della tagliola, che di fatto, affossa il ddl Zan.

Si percepisce lo stupore, la sofferenza, l’amarezza, come pure la rabbia e la paura nelle parole di chi fa parte della comunità Lgbtq+ o ha una disabilità. La necessità di adottare in Italia un legge contro l’omofobia, simile a quella approvata dal popolo svizzero lo scorso anno è lampante, e queste tre testimonianze, nel loro piccolo, lo dimostrano.

Purtroppo, una normativa non ci sarà. Colpa della Destra? Sì, ma anche – e soprattutto – della Sinistra.

La strategia del tutto o niente

Sono consapevole di star per scrivere qualcosa di impopolare, tanto da far storcere il naso a diversi lettori e lettrici. Ma i sostenitori del Ddl Zan hanno sbagliato dall’inizio alla fine. 

È troppo facile ora per il PD e il Movimento 5 Stelle piangere sul latte versato, come è altrettanto semplice puntare il dito contro quella Destra ritenuta “brutta, rozza e cattiva”, senza però analizzare i propri errori.

Perché sì. L’applauso sguaiato dei senatori di Destra, esploso in aula dopo il risultato, è stato inopportuno, vergognoso e offensivo. E sì. Lo sono state pure le battute, le affermazioni e i commenti, apparsi sui social, degli stessi politici conservatori sopracitati.

Ma anche l’atteggiamento adottato dalla “Sinistra” italiana non si distanzia poi di molto, anzi. Perché, se fra le mani si ha la vita delle persone e il prezzo, di una possibile sconfitta, elevato, la strategia del “tutto o niente” è controproducente. 

È Controproducente quando ci si presenta con un disegno di legge, giustissimo negli intenti, ma lacunoso dal punto di vista giuridico. 

È Controproducente quando ci si improvvisa e autoproclama fautori della civiltà, dimenticandosi però che non basta alzare la bandiera arcobaleno per conoscere e risolvere il problemi che devono affrontare la comunità Lgbtq+ e le persone disabili. Ho visto troppe “prime donne”, provenienti dai salottini perbene, elevarsi a paladini dei diritti civili, e troppi pochi attivisti prender parola. 

Ed è controproducente quando, pure la matematica, si ha contro. Quando sai benissimo che 2 forze politiche su 5 non sono favorevoli e anche tra i tuoi ci saranno dei tradimenti o delle pugnalate finali (Renzi vi dice qualcosa?), facendo così pendere l’ago della bilancia verso la direzione opposta. Infatti, il voto segreto ha permesso agli “indecisi” (circa una ventina, molto probabilmente fra le file dei 5 Stelle) di andar contro a quanto deciso e portato avanti dai propri partiti, dicendo ‘no’ al Decreto legge. E non ci credo che questo non l’avessero messo in conto.

E nel mezzo, come ben detto dal nostro ex collega Marco Narzisi, nell’editoriale apparso ieri su LaRegione, c’è “l’ostinazione a rifiutare ogni compromesso, miopia a voler esser buoni, se non arroganza a esser schietti. La sinistra italiana, con quel che resta del M5S attaccato come una cozza allo scoglio, ha commesso l’ennesimo, imperdonabile errore di mancanza di senso dell’opportunità politica. La battaglia dall’approvazione della legge per i suoi contenuti a quella della sua approvazione in sé e per sé, alla ricerca della vacua soddisfazione di “averla fatta” alla destra, non importa se si parla di omofobia o tutela del merluzzo tigrato del Baltico”.

La causa prima di tutto 

L’obiettivo era tutelare le vittime di aggressioni e discriminazioni omotransfobiche. E questa battaglia la si poteva portare a casa, non dico a mani basse, ma senza grandi difficoltà.

Però si è preferito puntare sul tutto o niente, senza avere una vera e propria strategia politica, distaccandosi dalla realtà. 

E alla fine ha vinto il niente.

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