Feltri, il vecchio scoreggione

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Vittorio Feltri che spara ignobili schifezze non è una novità. Anzi, ci stupirebbe se il giornalista fondatore di “Libero”, uno dei peggiori quotidiani italiani, cominciasse a esprimere concetti sensati o anche solo accoglienti nei confronti di una qualsivoglia categoria.

Feltri, eletto recentemente in Consiglio comunale a Milano per fratelli d’Italia, l’unica compagine con abbastanza stomaco de metterlo in lista, è uscito con una delle sue nefandezze, pubblicata su Twitter e poi stranamente ritirata. 

In un primo momento ci si inalbera, si pensa e dice che non né possibile raggiungere, nel ventunesimo secolo, livelli tali di bassezza. Eppure Feltri e cali di stile, per usare un eufemismo, sono come fiori e farfalle, gli uni non esistono senza l’altro. Scrivevo qualche anno fa in merito a un suo pezzo ignobile sui migranti che morivano a frotte nel Mediterraneo:

“…Potrei dire un sacco di parolacce, perché quello che mi ispira Vittorio Feltri è solo il più profondo disgusto che possa provare per un essere umano. Non lo farò, perché voglio dimostrare a me stesso che riesco a controllare la rabbia che gente come lui riesce a inocularmi come il veleno. Anche perché non è solo rabbia, ma anche una profonda angoscia. Perché se questo è quello che una democrazia riesce a produrre, con alle spalle i secoli del Rinascimento, dell’Illuminismo, della Rivoluzione Francese, allora l’umanità è veramente una specie animale che dovrebbe estinguersi.”

(leggi qui sotto)

Oggi, le cose sono cambiate. Non Feltri, lui non cambia mai. È costretto come un pessimo comico da osteria a spararla sempre più grossa e sempre più volgare, per destare perlomeno la tiepida attenzione degli avventori avvinazzati.

In questo caso, il plauso da “maschio a maschio” ad Alberto Genovese, il manager recentemente arrestato per stupro, rapimento e sevizie. Una porcheria da far venire i brividi forse persino ai “camerati” di Fratelli d’Italia, la cui pasionaria “Io sono Giorgia, madre, donna cristiana ecce cc…” sta superando nei sondaggi il pur mefitico Salvini.

Feltri in fondo è costretto davvero ad alzare sempre il tiro, per poter esistere, per poter in qualche modo farsi notare. Se sei scarso e non hai il rispetto della gente, l’unica è fare il vecchio scoreggione, quello che tutti disprezzano ma in fondo cercano perché fa ridere. Sono risate grasse, proprio da osteria, ma c’è un pubblico amante del macabro che in fondo gode a queste battutacce.

Ed è a loro, a quel suo pubblico triste e sbragato sulle sedie con la panza all’aria che si rivolge Feltri: maschi frustrati e tristi, pieni di complessi, amareggiati dalla vita e incazzati con tutti, soprattutto con le donne.

Feltri non sarà ricordato. Al suo posto, giganti come Scalfari, Biagi o Mieli rimarranno nelle cronache giornalistiche e di narrazione di un paese, l’Italia, che è capace di meravigliose eccellenze, ma produce purtroppo anche putredini come Vittorio Feltri. 

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