Francia e chiesa: apocalisse pedofila

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Il traumatico rapporto riguardante gli abusi dei preti cattolici è stato presentato dal Presidente della Commissione di inchiesta coordinata da Jean-Marc Sauvé: i numeri che emergono risultano devastanti e rappresentano la pingue sintesi di una durissima e dolorosa indagine a tutto campo che ha richiesto due anni e mezzo di lavoro, restituendo le dimensioni del magmatico fenomeno della pedofilia nella Chiesa. 

L’investigazione che ha scoperchiato “vergogna e orrore” è stata avviata su impulso e mandato della Conferenza francese dei vescovi  e della Conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia e ha generato un vertiginoso compendio, raccolto in poderosi tomi di ben 2500 pagine.

L’emersione di uno stillicidio di  vicende dalle cupe tonalità gotiche omologa purtroppo l’ininterrotta anormalità di una depravazione strisciante connotata da un carattere sistemico, che certifica un’eccessiva e oscura vocazione alla pedofilia dentro l’istituzione ecclesiastica.

Reticenze, angherie e volgari ambiguità, consumate attraverso modalità relazionali totalmente sbilanciate, sono racchiuse nelle rivelazioni che percorrono un lunghissimo arco temporale che va dal 1950 ad oggi .

I dati sono davvero da Apocalisse, visto che 216.000 bambini e bambine sono stati reali vittime di pressioni sotterranee, di violenze varie e di abusi sessuali.

Ma il coinvolgimento di troppi innocenti esonda a macchia d’olio se si assommano  “le aggressioni perpetrate dai laici che lavorano  nelle istituzioni cattoliche” , in totale circa  330.000.

Torniamo a qualche mese fa, quando Papa Francesco volle restituire energia alle sanzioni vaticane per i vescovi insabbiatori, riqualificando norme più incisive che contemplavano meccanismi di dimissioni automatiche per porporati e sacerdoti avvezzi a relazioni sentimentali clandestine con l’utilizzo di coercizioni truffaldine.

Ancora fresca  resta la vicenda del vescovo statunitense Michael Hoeppner, rimosso dal governo pastorale della sua diocesi perché totalmente reticente alla segnalazione di svariati episodi di abusi che avevano coinvolto il clero della sua giurisdizione.

Lo sconquasso provocato dall’esplosivo mega rapporto in terra transalpina ripropone certe fragilità del Diritto Canonico, ben esplicitate dal gesuita Damian Guillermo Astigueta, membro della Pontificia Università: “Il diritto penale nella Chiesa affronta una molteplicità di campi. C’è l’abuso spirituale, l’abuso di potere, gli abusi di carattere economico.”

Ma i tempi sempre più grami impongono una attenzione particolare da riservare agli abusi nei confronti dei minori, per restituire agli aghi della bussola una certa coerenza poiché se “Nella Chiesa c’è necessità di imparare il diritto canonico non solo nella dimensione teoretica” , urge soprattutto il rafforzamento delle applicazioni.

Con esemplari sanzioni, drastiche rimozioni e coraggiosi castighi che colpiscano gli ondivaghi alibi

svianti oltre ogni dire.

Occorre sancire a tutta voce il divieto di imporre il vincolo del silenzio, dettagliando i protocolli di una indagine che non si accontenti di semplici indizi  poiché il “Vos estis lux mundi” non rimanga una frase esteticamente costruttiva ma elusiva nella quotidianità di inaccettabili accadimenti.

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