Gobbi e quel Dipartimento “fuorilegge”

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Prima c’era stato lo scandalo riguardante la concessione facile dei permessi, poi quello inerente al traffico di targhe, e poi ancora, il caso delle multe date, senza base legale, ai possessori di canapa pari o inferiore ai 10 grammi. Sono alcuni dei “fatti incresciosi” che, il Dicastero gestito dal Consigliere Norman Gobbi,  ha collezionato negli anni. Tanti, forse troppi, gli errori e le leggerezze commesse dal Dipartimento delle Istituzioni e che ora ci spingono a chiederci: che cosa sta succedendo all’interno di quegli uffici?

Si fa presto, quando si è in una posizione di potere, a vestire i panni dello sceriffo. Essere il “poliziotto cattivo” (come lui stesso si definì in passato) col più debole; lo straniero oppure il semplice cittadino, reo di essere entrato nel personale parco giochi degli amministratori di contea. 

Giocare a sovrastare gli altri – col petto gonfio e la voce grossa – sapendo perfettamente che nessuno avrà mai da obiettare. Non serve appuntarsi il distintivo stellato né tanto meno avere un cappello da cowboy per incutere timore agli altri; basta dimostrare di avere la legge dalla propria parte, o almeno, farlo credere. 

28’800 franchi sottratti ai cittadini senza base legale”

Del passo indietro fatto da Gobbi per quanto riguarda le concessioni dei permessi di dimora, ne avevamo parlato l’altro ieri. (leggi qui)

Questo “cambio di rotta”, annunciato settimana scorsa ma già in atto da un paio di anni, arriva grazie a una sentenza del Tribunale federale. Difatti, per i giudici di Losanna, la scelta ticinese di basare il rilascio o rinnovo dei permessi sulla base del “centro di interessi” non sarebbe del tutto conforme alla Legge federale sugli stranieri. 

In parallelo, si sovrappone un’altra questione spinosa per il Consigliere leghista. A lanciare la “bomba” troviamo Fabrizio Sirica, co-presidente del Partito socialista, con l’interpellanza “Sentenza del TF ignorata da Gobbi: 28’800 franchi sottratti ai cittadini senza base legale”, indirizzata al Dipartimento delle Istituzioni e alla Polizia cantonale (e anche al Municipio di Locarno, dove Sirica siede come Consigliere comunale).

Tema questo di cui già in passato l’esponente del PS aveva messo l’accento, rivolgendosi proprio a Gobbi, poiché nel 2017 il Tribunale federale aveva sancito la definitiva impunibilità del possesso di una quantità inferiore o uguale a 10 grammi di canapa. All’epoca, il direttore del DI fu costretto ad ammettere l’errore commesso dalla polizia ma, nonostante il “mea culpa”, le multe sono continuate.

Come riportato dallo stesso Sirica nell’atto parlamentare, solo tra la data della sentenza del Tf e il giugno 2020, la Polizia cantonale ha inflitto 288 multe da 100 franchi, senza alcuna base legale, per possesso di canapa. 

Un totale di 28’800 franchi che, come affermato dal co-presidente socialista, sono stati “sottratti ai cittadini” e che dimostrano come “in Ticino si è palesemente ignorato la sentenza, continuando a infliggere ammende illegali per oltre tre anni. Come è possibile che nonostante una decisione del Tribunale federale, a cui vanno sommati almeno due ricorsi vinti da cittadini ticinesi contro le procedure penali aperte, in Ticino (unico cantone a non essersi adeguato) per tutto questo tempo si è continuato a infliggere ammende senza base legale?”.

Quelle regole interpretate a proprio piacimento

Quindi, anche per il caso della cannabis, si può constatare un voler interpretare – o meglio, andar contro – la legge. 

E chissenefrega della base legale oppure delle sentenze di un organo superiore; in Ticino a dettar le regole ci sono Gobbi e i suoi sottoposti, e a questi la canapa – sembra – non piacere. 

E allora la si mette al bando. 

E allora si multa.  

E allora si tratta il malcapitato, sorpreso con l’indecente sostanza (agli occhi dei benpensanti), come un criminale. 

E allora l’Esecutivo cantonale smette di essere l’Esecutivo cantonale, cioè l’organo che ha il compito di applicare le leggi e di farle rispettare.

E allora nasce una sorta di “Stato nello Stato” dove le regole vengono cucite su misura, come una sorta d’abito di sartoria. Vantaggiose per me, che sto al potere, e svantaggiose per te, che sei il comune cittadino. 

Ma in questo Ticino, sempre più anestetizzato e lontano dalle dinamiche “elvetiche”, tutto ciò sembra non destare particolare preoccupazione. Ci siamo abituati. La miccia si accende, crea il botto e poi si spegne, finendo nel dimenticatoio.

Non sappiamo se Gobbi deciderà di fare un altro passo indietro anche in questo caso o se acconsentirà a ridare i soldi delle ammende. 

In attesa di una sua risposta, però, vogliamo rassicurarlo, prendendo spunto da una famosa canzone dei Vad Vuc: “della canapa non c’è bisogno di aver paura, è pur sempre verdura”.

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