Il politically correct perde quota

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La compagnia aerea britannica di bandiera British Airways ha ufficialmente deciso di riqualificare gli annunci di bordo sopprimendo il consueto benvenuto “signore e signori” per sostituirlo con termini di genere neutro.

La risoluzione si allinea ai protocolli già assunti da Lufthansa, AirCanada, EasyJet, Japan Airlines, Delta e Quantas. Lo spirito del cambiamento epocale sboccia dalla volontà di aderire visceralmente ai valori della diversità e dell’inclusione.

Due considerazioni volanti, da parte di un tapino che si mostra regolarmente imbranato nella fase di sistemazione della cintura ( il cinturo o che diavolo d’altro) di sicurezza.

Premetto la mia assoluta e convinta adesione alle lotte per l’effettiva conquista degli abbattimenti delle idiote supremazie ad uso sessista nel linguaggio di tutti i giorni e del sano sgretolamento degli stereotipi discriminatori.

Espressioni  non soltanto connesse al genere ma pure alle caratteristiche dello status socio-economico, della etnia, delle inclinazioni individuali spesso soffocate dal mafioso cartello maschilista. 

Ma devo comunque confessare che la faccenda della soppressione aerea del “signore e signori” mi trova basito, sia nella fase di decollo che in quella dell’atterraggio, sperando che l’atterraggio avvenga regolarmente.

Nella lucida consapevolezza che ancora una esagerata distanza corra tra i comportamenti reali e teorici dell’ ottimizzazione delle parità a 360 gradi, ritengo che certe frettolose capriole debbano essere assistite da intelligenza, accorto tatticismo e buon senso proprio per evitare che le forzature ispirate dal desiderio dei sovvertimenti non si rivelino come contorsioni  gracili e claudicanti.

Il “politically correct” rischia talvolta di vanificare l’acutezza, la perspicacia e la capacità di una virtuosa mutazione inciampando – in questo caso avvitando le fusoliere e strizzando la capacità di accettazione – in una sorta di parodia, di sterile commedia delle parti e di vuoto d’aria da imperizia di rotta.

Quando mi ritroverò costretto a imbarcarmi su un aereo, sono certo che aguzzerò le mie ampie orecchie per captare la filigrana del benvenuto di “genere neutro” pronunciato dal comandante, sillabando la novità fra le nuvole, che siano nembi o cirri straniti.

I valori della diversità e dell’inclusione, esigono strategie che si tengano distanti dall’indefinito e dallo strambo  poiché la certificazione dei mutamenti deve dimostrarsi congrua, adeguata  e ben concertata.

Le parole regolano le relazioni umane e non devono diventare ostaggio di stropicciati battesimi paradossali.

L’insuccesso o la limitata diffusione di certe trovate portano scompiglio nel serissimo dibattito su parità e pari opportunità e se “signore e signori” non è adeguato, il rischio resta quello di ritrovarsi perplessi davanti alle filastrocche costruite su eruzioni lessicali forzate.

Occorre vigilare sulla mazurca delle etimologie  e se il linguaggio propone attribuzioni illegittime, magari ipotizzate per superficiale inadeguatezza, urge una sana azione di disinfestazione che ristabilisca equità e rigorosi bilanciamenti.

L’effettivo concetto di inclusione non deve sbandare ai margini di qualche occlusione cerebrale e l’intoccabile valore della diversità esige riscatto ed emancipazione e non una sorta di ilarità da avanspettacolo. 

“Mi scusi signorin*, ma il mio posto insiste troppo sull’ala”

“Quale ala?”

“L’ala sinistra del velivolo”

“Poi le saprò dire. Ma mi risulta che non si debba più chiamare ala”.

Buon volo a tutte e a tutti! 

Cribbio,  mi ritrovo ad avere commesso l’ennesimo errore di comunicazione.

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