In Italia dire fr***o non è reato

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A pochi giorni dalla votazione popolare in Svizzera, che ha sancito i diritti per gli omosessuali, e votata sia a livello parlamentare che popolare, in Italia, vien bocciato al senato il Ddl Zan, una legge similare che garantiva maggiori diritti.

Le premesse erano semplici, e garantivano una maggiore protezione al mondo LGBTQ+, come scrive Annalisa Cuzzocrea su La Repubblica: “…Una legge che dica solo: non posso odiarti, picchiarti, discriminarti, per quello che sei. Era fallita in mezzo a grandi promesse: ritenteremo, ce la faremo.”

Ma ritentare è stato inutile per una legge già bocciata nella passata legislatura. Parlare di chi ha votato cosa ora ha poco senso. Rimane l’amarezza dell’esultanza dei beceri che hanno votato no al senato. Rimane la tristezza di vedere un pezzo d’Europa ricalcare sempre lo stesso copione, un copione che parla di un Paese purtroppo retrogrado, imbrigliato da destre oscurantiste, con un retaggio religioso e ipocrita che la rende pari purtroppo a Paesi come la Polonia. 

In un’Europa che, tra le varie nazioni e ci mettiamo pure noi svizzeri, fa enormi sforzi per far evolvere un clima forcaiolo nei confronti degli omosessuali, l’Italia ha dato una pessima prova di sé, rimandando per l’ennesima volta indietro l’orologio dei diritti. Un orologio che ticchetta sempre più al ritmo di certe frange vaticane. Ma anche dare la colpa solo alla religione sarebbe sbagliato. Sul Ddl Zan, si scontrano in fondo visioni politiche, neanche tanto barricate sulla questione omosessuale, quanto sulle partigianerie. Questo è il motivo per cui personaggi insospettabili come Alessandra Mussolini, nipote di cotanto virile duce, hanno espresso a sorpresa il loro dispiacere per la bocciatura avvenuta.

O il forzista Elio Vito, che ha scritto un’accorata lettera al suo presidente Berlusconi, dopo aver lasciato i suoi incarichi di partito (difesa e sicurezza) e che ha dichiarato: “Il governo non può essere neutrale rispetto all’affossamento del ddl Zan, dovrebbe ricorrere a un decreto per estendere la legge Mancino ai reati d’odio per motivi fondati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere”.

Anche la cantautrice Paola Turci, amareggiata, ha dichiarato alla Stampa: “Applausi e sfottò miserabili: quello che abbiamo visto non rappresenta il Paese reale”.

Al contempo, frange ignobili del parlamento, hanno preferito il tornaconto elettorale al posto dei reali diritti delle persone. Oggi l’Italia è un Paese un po’ più triste. Un paese dove gridare “ah frocione!” è in fin dei conti vidimato dalla stessa politica, quella stessa politica che rideva per gli annegamenti di migranti nel Mediterraneo, ma anche di quella politica che non ha nessun valore reale nel tascapane per il viaggio, ma solo alleanze sporadiche che vadano a vantaggio immediato dei loro manutengoli. 

Anche da noi l’UDC ci ha provato, tra i promotori della raccolta firme contro il matrimonio per tutti, ad affossare una maggiore tutela per le fasce svantaggiate con la legge per la discriminazione. Il popolo svizzero ha risposto invece picche: i diritti devono valere per tutti e insultare la gente non è, come pretendeva l’ UDC, libertà di parola. 

Gli svizzeri, questa volta hanno deciso per un’evoluzione della società. Un abbraccio di fratellanza tra esseri umani, va a tutti quegli italiani, che ora piangono un momento buio della loro storia. 

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