La volpe non brilla in furbizia

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Segui, segui la volpe. Attento a dove metti i piedi però, perché potresti finire dritto dritto in un bel trappolone. Lui non commenta, né smentisce. Ma, a quanto pare, fra quelli che in Ticino si sono fatti fregare dal finto principe etiope nel frattempo finito dietro le sbarre della Farera ci sarebbe pure lui, Silvio Tarchini, mister Fox Town. Che stavolta non se la ride granché sotto i baffi.

Ma in fondo, ammettiamolo, prima o capita a tutti di fare la figura del fesso. Convinto di fare l’affare del secolo, ti ritrovi invece con un pugno di mosche in mano. C’est la vie. Ed è proprio per questo motivo che, per non farsi il sangue amaro, certe cose vanno prese con filosofia. In dosi da cavallo però, soprattutto quando la truffa, nel suo ammontare, raggiunge cifre a sei zeri. Mica noccioline o bruscolini. 

Che poi, di solito, è proprio quando sei convinto di essere una volpe, e credi che non ci sia nessuno nel reame più furbo di te, a ritrovarti con la vita lì pronta a darti una lezione. Con il principe farlocco di turno a riportarti coi piedi per terra. “Mi sono unito alla denuncia, ma non sono stato io a farla partire”, fa sapere il buon Tarchini. Sui dettagli del raggiro però preferisce non commentare. 

Aggiunge solo di attendere l’esito dell’inchiesta, senza sbottonarsi più del necessario. Proprio come il buon Pinocchio, probabilmente anche Silvione, deve aver creduto che fosse sufficiente piantare qualche moneta d’oro per veder crescere rigogliosa la pianta e poterne così raccogliere tante altre, manco fossero pomodori. Del resto, l’imprenditore momò, con la moltiplicazione dei centri commerciali ci sa fare.

E una certa confidenza dovrebbe avercela anche con la ricchezza, visto che il suo patrimonio personale è stimato fra i tre e i quattrocento milioni di franchi. Un po’ meno a suo agio sembra invece esserlo con i bond tedeschi. Così come con i Tawanna Ray che di regale hanno ben poco. Per chi non lo sapesse, Tawanna fu un finto capo pellerossa che agli inizi del Novecento prese per i fondelli mezza Bellinzona.

Un po’ come ha fatto quasi un secolo dopo il sedicente nobile etiope Selassié. Un nuovo Tawanna che parrebbe essere solo il figlio del giardiniere di quell’Hailé Selassié, ultimo imperatore d’Etiopia nonché diretto discendente di Re Salomone. Eppure il principino de noantri ha saputo recitare così bene la parte da sembrare vero. O quasi. Riuscendo, dal 2009 all’altro ieri, a intortare un discreto numero di persone. In molti hanno comprato buoni del tesoro tedesco, rivelatisi poi carta traccia. Più che un affare, una beffa. 

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