Mimmo Lucano, l’accoglienza è un crimine

Pubblicità

Di

Dalla gloria alla polvere. La storia, la parabola umana di Mimmo Lucano, dell’ex sindaco di Riace che aveva fatto del “modello Riace” un esempio di accoglienza dei migranti diventato famoso in tutto il mondo, è una di quelle storie squisitamente italiane a cui non ci abitueremo mai. Qualche giorno fa Mimmo è stato condannato a 13 anni e 2 mesi di carcere. Una sentenza che getta nel fango un’icona che aveva fatto dell’accoglienza ai migranti la sua ragione di vita. Una condanna che è soprattutto politica, per essersi macchiato del reato di umanità.

 Se c’è una colpa grave di cui Mimmo Lucano si è macchiato è senza dubbio l’aver messo in discussione la politica fin qui adottata nei confronti dei migranti. Ai blocchi navali, ai lager libici, al filo spinato o ai muri costruiti sul confine, lui ha risposto con una mano tesa. Con un sorriso e un abbraccio. Perché i migranti non sono criminali e neppure una minaccia, casomai una risorsa. 

Mimmo lo ha dimostrato con il suo modello, che ha costruito andando cocciutamente controcorrente. Un modello che ha fatto il giro del mondo. Simbolo concreto d’integrazione e di convivenza pacifica, capace di rivelare un’altra faccia della Calabria e dell’Italia salviniana. Lui ci ha fatto toccare con mano l’esistenza di una reale alternativa alle politiche di chiusura e di respingimento.

Lo ha fatto mostrandosi clemente di fronte a degli esseri umani che non chiedevano altro se non di poter vivere con dignità. Così, colpirlo in questo modo, con questa durezza, ha significato innanzitutto colpire il “modello Riace”. Un esempio che, per fortuna, ha attecchito anche altrove nella vicina Penisola, dimostrandone la bontà, soprattutto di fronte al bisogno di ripopolare borghi e aree altrimenti abbandonate. 

Nel 2016, Mimmo Lucano era addirittura nella lista della rivista Fortune come uno dei cinquanta leader più influenti al mondo perché, a Riace, un paesino di duemila anime a 125 chilometri da Reggio Calabria, i migranti non erano vissuti come un problema da risolvere, ma casomai come un’opportunità per contrastare lo spopolamento e mantenere attività artigianali altrimenti destinate a scomparire.

Ecco perché la pena ricevuta, quasi il doppio degli anni richiesti nel corso del processo dal pubblico ministero e l’obbligo di restituire cinquecentomila euro, cioè parte dei finanziamenti ricevuti dall’Unione europea e dal governo italiano, non fanno che incrinare ancora di più la fiducia nelle istituzioni democratiche e nella giustizia di un Paese che, in più di un’occasione, ci ha messo di fronte a storie tristi e amare come quella di Mimmo Lucano.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!