Morti vere sul set del western “Rust”

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Per uno come me, cresciuto a spaghetti western cucinati con inarrivabile maestria dallo chef Sergio Leone, un’inverosimile eppure veritiera notizia suona come un filotto di dinamite che esplode sputando macigni e roccia: sul set di “Rust”, western che cavalca le vicende di un incallito fuorilegge interpretato da Alec Baldwin, l’eroe ha sparato uccidendo davvero e sparigliando tragicamente le carte tra finzione e realtà.

L’attore – due matrimoni, sette figli e un fagotto di enormi successi firmati da registi come Martin Scorsese e Tim Burton- ha colpito mortalmente la direttrice della fotografia Halyna  Hutchins ,42 anni, ferendo il regista Joel Souza , 48 anni, ricoverato in terapia intensiva.

Quella che resterà una delle più allucinanti e surreali sequenze nella storia del cinema, offre un raccapricciante spunto sulla arcana fusione fra la fantasia e il vissuto, che di tanto in tanto si annodano in un grande gioco di ruolo sul palcoscenico delle nostre esistenze.

Come sosteneva Vittorio Gassman “l’attore è un bugiardo a cui si chiede la massima sincerità”, proprio perché il pubblico possa essere circondato da un sentimento di coinvolgimento che lo conduca verso le frontiere della suggestione, così oppiacea da mischiare emotivamente i fatti nella ambiguità del vero che propone finzione e viceversa.

Nel caso di Rust, il cow boy è rimasto invischiato nei panni di un personaggio che si è malignamente smarrito nella fusione esistenziale ed emotiva, mentre la sua pistola invece di scaricare una recita a salve ha realmente  ucciso, fra lo sbalordimento attonito di una troupe che, in un vortice di disperata concitazione, si è trovata a sostituire un ” buona la prima!” con una invocazione di soccorso immediato.

La corsa dell’ambulanza è risultata vana per la sfortunatissima Hutchins, involontaria coordinatrice di una scena credibile sino al paradosso dell’inganno finale, mentre il regista Souza ritrovava un disperato “ciak si gira” nel roteare delle eliche di un elicottero che volava veloce nei cieli di Santa Fe.

L’indagine condotta dallo sceriffo della contea e dai suoi funzionari non ha portato, per il momento, alla formulazione di alcuna accusa.

Intanto la storia di rocambolesche evasioni, di condanne all’impiccagione e di fuochi incrociati nella terra del Kansas ha preso le pieghe di un imprevedibile giallo. il quotidiano Santa Fe New Mexican ha descritto un Baldwin comprensibilmente distrutto e in lacrime, fortemente traumatizzato da un indicibile epilogo causato da quella colt di scena che avrebbe dovuto essere caricata “per finta” e che ha invece seminato fuoco fatale.

Il primo comunicato dello sceriffo conferma che ” Gli investigatori stanno cercando di scoprire che tipo di proiettile è stato sparato e in che modo.” 

L’enigmatico incidente sta sprigionando le attenzioni e le mille ipotesi di una società  in cui le simulazioni

che sorgono dal fantasioso mutamento e adattamento del reale paiono trasmigrare , quasi in un gioco di malvagi sortilegi, in una crudissima realtà che bulimicamente si alimenta del piatto della ribaltata messinscena. 

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