Noi gretini e la rivoluzione energetica

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Nello scorso mese di settembre, un quinto delle automobili nuove immatricolate, erano completamente elettriche, 4006 veicoli. Un quarto erano ibride, il 10% diesel e le rimanenti a benzina.

Che le auto elettriche risolvano i problemi del mondo non è realistico pensarlo, ovvio. È anche vero che la produzione di batterie e il loro smaltimento chiedono comunque uno scotto all’ambiente. Checche se ne dica però, il bilancio finale è decisamente a favore dell’elettrico.

Lo si evince anche dai numerosi post che ultimamente, sui social, attaccano le auto elettriche e il loro sistema di batterie. Difficile non vederci il colpo di coda di chi ha tutti i vantaggi a continuare a vendere petrolio. Eppure la rivoluzione verde è avviata e questi tentativi sono destinati al fallimento a breve termine. 

È lo stesso Touring Club Svizzero, che in passato ha sempre difeso il traffico motorizzato, a spiegare quanto ormai siano performanti e pratiche le auto elettriche, il TCS scrive:

“al momento si parte dal presupposto che una batteria duri per circa 1’000–1’500 cicli di ricarica. Considerando un’autonomia di 300 chilometri per ogni ricarica, si ottiene una durata da 300’000 a 450’000 chilometri. In termini di durata, l’auto elettrica non deve quindi temere il confronto con una vettura a benzina.”

Ma soprattutto, come le batterie di nuova generazione, siano non solo più durature, ma anche quanto la filiera dello smaltimento si stia organizzando. E infatti, per sfatare il mito della poca ecologicità ( si può dire?) delle auto elettriche, si taglia la testa al toro:

“…Il maggiore consumo di risorse per la produzione di auto elettriche rispetto alle tradizionali auto a combustione viene già compensato dopo un numero di chilometri compreso fra 20’000 e 40’000.”

Il che significa che dopo uno o due anni di vita, l’auto elettrica è già neutra, mentre un’auto a benzina continua a inquinare fino alla fine dei suoi giorni. 

Come abbiamo detto, non sarà la la panacea di tutti i mali, ma un parco veicoli che non emette più polveri fini, piombo e anidride carbonica entro pochi anni, non è più utopia. Ma c’è di più, anche le auto e metano e a GPL, diffuse soprattutto in Italia, non sono più competitive a causa dell’aumento dei prezzi del gas. 

Basti pensare che nel 2020, in base a dati dell’ufficio federale dell’ambiente, il traffico motorizzato era ancora responsabile del 50% di emissioni di ossido d’azoto, del 10% di idrocarburi e del 20% di polveri fini. Se a questo aggiungiamo anche la rivoluzione verde ( già in atto anche in Italia) per i miglioramenti dei sistemi di riscaldamento e isolazioni, non è utopia pensare a un serio cambiamento entro il 2035, anno in cui la Germania, in teoria, dovrebbe proibire la vendita di veicoli a combustione fossile. (leggi qui sotto)

E anche qui, con lo scemare del Covid e la ripresa delle attività ambientaliste di Thunberg & co., fioriscono di nuovo i post denigratori nei confronti dell’attivista Svedese. Ma noi non siamo gretini, siamo gente che vuole immaginare un futuro più pulito e accogliente per i nostri figli. Perché il profitto, come tutti sappiamo non te lo porti nella tomba. Come per i post e i meme contro l’auto elettrica, la strada è ormai tracciata e questi conati di rabbia sono totalmente inutili. Perché la rivoluzione è già in atto. La rivoluzione è ora.

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