Pandora Papers: chi ha portato via i suoi soldi?

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Pandora Papers è la graziosa e mitologica titolazione di una capillare inchiesta giornalistica internazionale riguardante  i grondanti segreti delle ricchezze nascoste dai potenti del mondo, nei paradisi fiscali che criptano  i flussi miliardari accumulati con le enormi somme di denaro centrifugate alla faccia della giustizia, dell’etica e delle dolenti interminabili file di cittadini normali.

Dal vaso di Pandora, stracolmo di facoltosa ciccia, sbocciano noti e clamorosi nomi di clienti abbarbicati alle strategie degli studi super professionistici animati dai maghetti delle architetture offshore, che sono poi società situate in nebulose giurisdizioni estere dove le tassazioni fanno “ciao” come le caprette di Heidi.

La corsa agli indizi, ai segnali e alle schiaccianti prove era iniziata con il Panama Papers che raccoglieva la misera di 11,5 milioni di documenti  confidenziali – ma davvero confidenziali- riguardanti i movimenti, le contorsioni finanziarie occultate sotto la stella dell’assoluto anonimato dei titolari. Titolari brava gente, ci mancherebbe, abituata a tessere un ordito di sana autoironia sulle proprie veniali marachelle.

Pandora Papers, accompagnata da un fottio di fuochi artificiali, rende finalmente di dominio pubblico i nomi di oltre 29’000 oliatissimi beneficiari imboscati alla grande sotto parole d’ ordine e sigle di galoppante e sfuggente fantasia.

Le carte anticipate dall’Espresso e da quotidiani come El Pais, Guardian e Miami Herald, svelano acquisti effettuati per milioni e milioni di euro da tanti capi di Stato attraverso la funzionale serratura di offshore personali e personalizzate.

Apprendo per esempio  che Abdullah II, saggio re della Giordania, ha acquistato imponenti immobili, ville e terreni sia in Inghilterra sia negli Stati Unit , per un ammontare complessivo di 200 milioni di euro proprio nel periodo in cui al suo governo affluivano sostanziose manciate di miliardi dagli Stati Uniti per combattere efficacemente la piaga del terrorismo.

Andrej Babis, Premier della Repubblica Ceca, ha utilizzato con lodevole creatività una società-schermo per acquisire una mega villa da 22 milioni di euro nell’amena cornice della Costa Azzurra, non dichiarando  un tubo, neppure usato, alla fiscalità del suo Paese.  

Nell’elenco fuoriuscito dal “vasone” di Pandora brillano le performance patrimoniali dell’ex capo del governo britannico Tony Blair e dei presidenti in carica di Cile, Kenya, Ucraina ed Ecuador.

L’elenco è decisamente imponente e il computo finale accumula, in un unico abbraccio di cupidigia, una quarantina di capi di Stato o di governo dell’intero globo e circa 300 politici di una novantina di nazioni, tutti profondi conoscitori delle nozioni concernenti la deviazione di vagonate di banconote su binari ufficialmente morti ma redditualmente operativi.

Poiché la patologia dell’arricchimento truffaldino non risparmia nessuno, la lista evidenzia un ragguardevole numero di sportivi e di protagonisti del mondo dello spettacolo e della moda.

E la coreografia dei “ciucciatori seriali” si arricchisce, involgarendosi un poco, con le coordinate di sveglissimi boss mafiosi come Raffaele Amato ispiratore del film “Gomorra”, di bancarottieri dell’ultima e penultima ora, di trafficanti di droga non facendosi mancare un manipolo di ex terroristi.

Dai fascicoli rotolano nomi di vip e mi rattrista scorgere quello di Julio Iglesias che ha tanto esaltato il mio tasso di romanticismo.

Per Bacco Baccone, anche la mia adorata “Cumparsita” scompare fra le nebbie, affondando i suoi tentacoli in un paradiso fiscale che rischia di scivolare nei maledetti gironi dell’inferno dei ricchi.

Intanto l’uomo della strada borbotta, computando i totali  delle malefiche bollette, esplicitati in grassetto, “Già, i ricchi. Tutti pensano che Dio sia dalla loro parte. I ricchi e i potenti sanno che è così”.

L’aforisma appartiene allo sceneggiatore francese Jean Anouilh , morto a Losanna , e prima che i divoratori di caviale ce la sottraggano provvediamo a nasconderla in un cestino colmo di panini con la mortadella , che tende a terrorizzare i danarosi che la considerano fuori ambiente, nel senso di abbiente. 

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