Papa Francesco: “non fate le bigotte”

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Papa Francesco, spesso atteso al varco con trepidazione per certe sue repentine censure comunque sempre cariche di rassicurante familiarità, ha incontrato una rappresentanza delle suore salesiane di Don Bosco, tenendo loro un discorso dove è emersa un’amabile quanto decisa paternale: “Non fate le zitellone”.

Ciondolando con il suo protocollato procedere a pendolo, il Pastore di Roma si è appropinquato al gruppo di religiose dentro il suo consueto sorriso che irradia umanità per poi dispensare loro una chiacchierata definita “simpatica” da molti organi della stampa ma omologata a livello di sapiente rabbuffo dalle attente Figlie di Maria Ausiliatrice: la prima sassata, una sorta di sanpietrino discretamente aguzzo, giusto per stare nel vocabolario vaticano, è partita con la fervida raccomandazione che le esortava “a non fare le bigotte”.

Dopo l’abbrivio sgommante e carburato a puntino, come riportato dal sito Adnkronos, un caricatissimo Bergoglio ha affrontato di petto, senza la strategia delle consuete diplomatiche deviazioni, il cruciale tema della mondanità spirituale , così spronando le Consorelle, un tantino intimorite da un presagio di reprimende e di cicchetti sempre indigesti: “Persone che hanno lasciato tutto, hanno rinunciato al matrimonio, hanno rinunciato ai figli, alla famiglia… e finiscono – scusate la parola – ‘zitellone’, cioè mondane, preoccupate per quelle cose…”

Una breve pausa di tattico silenzio ha ingravidato le aspettative di ulteriori lavate di capo, mentre qualche diretto collaboratore di Sua Santità si rosicchiava la solita unghia, quasi sino alla radice, piuttosto disorientato davanti a quella spirale di amorevoli strigliate che forse non sarebbero state metabolizzate appieno.

E poi Francesco ha ridato un’accelerata, arrotondando la ramanzina con evangelico vigore: “E l’orizzonte si chiude perché dicono: e questa neanche mi ha guardato, quella mi ha insultato, quella…I conflitti interni che chiudono. Per favore, fuggite dalla mondanità spirituale. E anche dallo status: io sono religioso, io sono religiosa…Esaminare questo è il peggio che può accadere. È come un che lentamente ti toglie la forza”.

Nel salone della curia generalizia di Roma, neanche il ronzio di una mezza mosca dentro una scoordinata serie di respiri velatamente affannati, di mani che si serravano l’una con l’altra, di sguardi in tralice e allo sbando, una volta ben compresa l’antifona. 

Ma l’atto del biasimare con una rispettosa asprezza, pur sempre addolcita da larghi gesti di ravvivata comprensione, esigeva ancora una larvata deplorazione, certo lontana dalle nervate che non tollerano la compassione: “E invece di essere donne consacrate a Dio, diventano così ‘ signorine educate’ dove c’è il servizio missionario, dove c’è il servizio, dove c’è la mortificazione, di tollerarsi di tollerarsi l’una l’altra”

E anche se l’imbarazzo del momento si arruffava in un gomitolo di impaccio e di perplesso sconvolgimento, il Padre Rimproverante non ostentava stanchezza davanti a un consesso di convertite che certo non erano state preavvertite riguardo quello tsunami spirituale che le avrebbe avviluppate in preghiere sussurrate a filo labbra, giusto per candeggiare certi sensi di colpa che già abbozzavano una brusca presa di coscienza.

“Ci vuole tanta penitenza per tollerarsi l’una con l’altra. Ma state attente alla mondanità spirituale. Non che per vivere ho bisogno di cambiare il telefonino, che ho bisogno di questo, di quell’altro, di prendere le vacanze sulla spiaggia…Sto parlando di cose vere. Ma la mondanità è quello spirito che ti porta a essere non in pace o con una pace non bella, una pace sofisticata”

Le 200 Figlie di Maria Ausiliatrice rielaborando quella trafila di parole – espresse alla buona, senza l’organicità di un tronfio e limato intervento oratorio -, hanno curiosato i reciproci sconquassi del cuore e della mente.

Solo poche consorelle, le solite ingovernabili pecore nere, lasciavano trasparire un principio di seccatura : e pensare che all’arrivo del Papa era stata issata la bandiera biancoceleste dell’Argentina e i bicchieri quasi colmi di Mate si erano intrecciati festosamente .

Di chi era poi stata la discutibile idea di donare al Fustigatore un rosario da collo indiano, visto che poi alla fine il collo se lo erano ritrovato attorcigliato come il codino di un maialino?

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