Quel Nobel per la Fisica

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Il Nobel per la Fisica – un attestato colossale e non un cioccolatino di quelli destinati a liquefarsi nella scatola delle tentazioni –  è stato assegnato all’italiano Giorgio Parisi per le “ricerche sui sistemi complessi”. Lo studioso teorico dell’Università La Sapienza e dell’Istituto Nazionale di Fisica ha condiviso l’altissimo riconoscimento con i due colleghi Syukuro Manabe e Klaus Hasselmann.

” Non ho avuto il tempo di leggere le motivazioni, sono 17 pagine. A dire il vero non ho avuto nemmeno il tempo per scaricarle. Comunque la motivazione breve che ho visto è quella che riguarda i miei studi sui sistemi complessi” è stata una delle primissime dichiarazioni di Prisi, un uomo assistito da un estroso bernoccolo, accademicamente sconveniente in quanto i paludati preferiscono affidarsi ai termini del talento o dell’inclinazione, difettando largamente di sana fantasia.

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera il neo Nobel rivela un carattere gioviale e una buonissima capacità di autoironia , che non guasta mai anche nei frangenti che ti vedono scalare l’Olimpo, dopo un fracco di congratulazioni ufficiali e di pacche sulle spalle.

Mentre commenta rivelando che “sono studi che risalgono a più di quaranta anni fa” Giorgio Parisi divaga solo per un attimo, rivelando di essere un eccellente ballerino e di nutrire una passione smisurata per la danza che adora praticare a livello amatoriale, cimentandosi soprattutto con salsa e bachata.

Tornando ad indossare l’abito da cerimonia, comincio a spremere il mio esiguo cervello nel tentativo di intuire, almeno parzialmente, che cosa accidenti siano i “sistemi complessi”, per me ad oggi rappresentati da una cassetto dove domina una catastrofica confusione fra calzini e mutande.

E Parisi l’empatico si sforza di esemplificare : “Per capire cominciamo con il definire un sistema semplice: un bicchiere d’acqua. Quello che si può fare  è soltanto misurare la temperatura, il volume, la pressione. Le molecole dell’acqua, poi, sono tutte uguali, ecco perché è semplice”.

Mentre cerco di comprendere il comprensibile, grattandomi la pera come un ripetente seriale, mi distraggo su alcune foto che riportano il genio di una materia ai limiti della comorensione cerebrale per noi mortali : in una bella immagine l’illustre ricercatore brinda con un bicchiere di carta quasi accartocciato e nell’altra insegna in un’aula dominata dalla penombra, al fianco di una lavagna dove segni dell’altro mondo si incrociano e si intersecano, fluttuando fra formule magiche e minacciose equazioni  dove scorgo qualche radice quadrata, come la mia testa.

Giorgio Parisi punta il gessetto verso i suoi discepoli ,spettinato alla Einstein, mentre cerco di riafferrare il filo di una Arianna pazzerella “Quanto al sistema complesso, lo si può descrivere osservando un cane  fisicamente da fuori . Poi ci sono tutti gli ormoni e tutte le cellule, internamente. E ancora : c’è la complessità che riguarda la descrizione affettiva del rapporto con il padrone”.

Il Professore , nato a Roma il 4 agosto del 1948, non finisce di stupire, dimostrando di appartenere fuori di dubbio ai sistemi amabilmente complessi : ” Un giorno, mentre facevo il bagno nella vasca della casa dei miei genitori, nel gabinetto con le pareti ricoperte di un marmo arancione mi concentrai sul problema. Identificai tre contributi alla funzione beta : due avevano segno opposto  e si cancellavano tra di loro, il terzo era irrimediabilmente positivo quindi il segno finale era positivo”.

Gli studi, le deduzioni e le conclusioni di Giorgio Parisi troveranno certamente applicazioni nella vita quotidiana, soprattutto nelle ricerche per l’intelligenza artificiale e la scienza dei cambiamenti climatici.

Per conquistare il prestigiosissimo Nobel non è sufficiente ovviamente usufruire di un gabinetto con le pareti ricoperte di marmo arancione: occorrono anche l’idoneità allo scavalcamento dell’illimitato e un’intelligenza creatrice e turgida come la vegetazione della foresta amazzonica.  

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