Siete come cani rabbiosi

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“Ho paura che ci siano ragazzi con questa mentalità. Né io né nessun altro dovrebbe passare attraverso questa sofferenza. Siete voi a definire voi stessi. Siete come cani rabbiosi.” È lo sfogo della giovane calciatrice Karolina Sarasua, che gioca nell’Osasuna B., vivaio della squadra con sede a Pamplona, capoluogo delle Navarra, nel nord della Spagna.

Gli insulti sessisti e violenti che ha subito durante una partita, l’hanno profondamente ferita. Ma Karolina, ha deciso di non ingoiare il rospo e ha denunciato la cosa, supportata dalle compagne, da moltissime persone e anche dall’arbitra della partita, Lucia Fernandez Luna.

«Vengo negli spogliatoi e ti violento», «alzati la maglietta e fammi vedere tutto» e «violenteremo tutta la tua squadra». Sono solo alcuni epiteti del fantasioso campionario di idiozie sessiste che una ragazzina di diciassette anni si è sentita rovinare addosso.

Che il mondo del calcio sia maschilista si sa. L’idolatria per i gladiatori del pallone e il tifo becero ed esasperato, che ultimamente sta aprendo alle donne, non sono una novità. Che sia anche il calcio femminile a dover subire schifezze del genere lascia però un po’ amareggiati. 

Se anche siamo coscienti che un caso non fa statistica, il fatto in se stesso è grave. A proferire gli insulti sarebbero stati 5 ragazzi tifosi della squadra avversaria, la SD Nueva Montaña, che ha peraltro perso per 5 a 0.

Karolina ha scritto uno per uno gli insulti in una lista, che poi ha postato su Instagram. Ciò le è valsa la solidarietà di migliaia di internauti. Ai facinorosi imbecilli, ben sta di non averla incontrata di persona la dolce Karolina, che è pure campione di Thai boxe.

Scherzi a parte, non bisogna essere degli empatici esasperati, per capire quanto male possono fare, in quell’età delicata e fragile, degli insulti del genere. Contumelie che trasudano non solo disprezzo ma anche violenza. 

La sudditanza della donna è infatti ben presente in frasi del genere, che inutile nasconderlo, sono proferite da ragazzotti che sono cresciuti proprio con quei “valori” negativi e prepotenti legati al maschio leader e alla donna asservita e consenziente.

Questo è lo schema da spezzare, la vera partita da vincere. Negli stadi continueranno a volare insulti razzisti e sessisti, perché se c’è una certezza è che la madre dei cretini è sempre incinta e lo sarà anche in futuro. È però la società che deve reagire sempre prontamente e con decisione a queste schifezze, per far si che un domani, quei cinque pagliacci si vergognino ad aprire bocca. È un augurio che faccio a Karolina, a mia figlia e a tutte le donne che si affacciano a un mondo imperfetto, a volte crudele, ma comunque meraviglioso.

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