Un Ticino che si spopola, che fare?

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Il calo della popolazione ticinese potrebbe portare a una riduzione dei nostri rappresentanti politici a Berna. Questa è stata la notizia faro degli scorsi giorni. Nessuno ha invece accennato a come risolvere il problema. 

Tanto per far felice una parte consistente della popolazione, si potrebbe iniziare dando la residenza a 50’000 richiedenti d’asilo, così per i prossimi decenni il problema sarebbe risolto. Ma oso immaginare che questa via non sia percorribile.

Allora proviamo a ipotizzare alcune alternative. Della fuga dei cervelli ho già parlato in un precedente articolo, ma il tema è di attualità anche in questo contesto perché se abbiamo salari sotto la media nazionale (circa 2000 franchi al mese) e poche aziende competitive, non possiamo aspettarci miracoli. (leggi qui sotto)

Certo, la nostra classe politica parla di rilancio e di competitività da decenni, ma i risultati sono, perlomeno, mediocri. Se poi, oltretutto, dopo diversi anni di discussioni sul salario minimo, si trova subito una soluzione farlocca per aggirare il problema non è che si infonde fiducia sul futuro lavorativo e del reddito.

Su un aspetto siamo stati però lungimiranti: abbiamo costruito un’infinità di alloggi, convinti che sarebbero stati occupati della continua crescita della popolazione. O forse no? Ma, che sia stata speculazione? D’altronde Alptransit, secondo le previsioni degli esperti (!), avrebbe portato a un incremento della popolazione nella capitale. Ma, accidenti, non ha funzionato granché.

Proviamo ad essere un po’ più seri. Gli studi empirici ci dicono che si fanno figli quando si necessita di forza lavoro, in particolare nel settore primario (e questa fase l’abbiamo terminata 50 anni fa) o quando le prospettive del futuro sono positive, in termini di reddito, ma anche di servizi, educazione, qualità di vita e lavoro. Se la moglie deve lavorare perché il salario del marito è insufficiente è difficile che si mettano al mondo molti figli; se gli asili nido sono scarsi e cari, idem; se gli alloggi sono troppo costosi non posso permettermi una cameretta in più, eccetera, eccetera

Una soluzione sarebbe di ritrasferirsi nelle valli; un processo già in parte presente seppur embrionalmente. Ma affinché si consolidi sono indispensabili alcuni elementi. Di positivo ci sono alloggi grandi a prezzi decisamente inferiori a quelli dei centri urbani, ma i servizi sono scarsi e soprattutto non c’è lavoro, nonostante si siano investiti milioni in progetti “soi-disant” di sviluppo.

Recentemente ho avuto l’occasione di parlare con un sindaco di un villaggio delle Tre Valli. Mi diceva che era indeciso se ricandidarsi, non tanto perché non gli piaccia fare il sindaco, ma perché è stufo di doversi confrontare con “Masterplan” fumosi, che costano milioni, ma che non portano a nulla di concreto. Non è questa la sede per dissertare sulla politica regionale, ma è evidente che i risultati è molto distanti da quelli che erano gli intenti della Nuova politica regionale, così come immaginata dai legislatori federali, che puntava sul finanziamento di investimenti con una reale valenza di crescita regionale e non su una rivisitazione locale della vecchia Lim.

Ma tant’è. Questo è quello che ci “passa il convento” e quindi preoccuparci perché rischiamo di perdere uno o due rappresentanti a Berna, non cambierà i termini del problema. E, soprattutto, non dobbiamo nemmeno aspettarci dei cambiamenti. Sic est et sic erit.

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